PER APPROFONDIRE

Draghi e Letta al Consiglio europeo: la GFE si mobilita perché dalle parole si passi ai fatti

Domani 12 febbraio si riunisce un Consiglio europeo informale, al quale sono stati invitati a partecipare anche Enrico Letta e Mario Draghi, con l’intento di confrontarsi su un possibile aggiornamento dei loro rapporti alla luce dei più recenti sviluppi.
L’Unione europea è esposta a pressioni esterne sempre più forti; ma la sua risposta continua ad essere debole, a causa della sua persistente frammentazione. Fino a quando resteranno divisi, gli Stati europei saranno deboli e condannati a subire decisioni prese da potenze che parlano il linguaggio della forza.
Perché questo messaggio passi, diverse Sezioni della Gioventù Federalista Europea si mobiliteranno in molte città.

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Le minacce degli Stati Uniti alla Groenlandia provano, ancora una volta, quanto l’Europa necessiti di un sistema di difesa autonomo

Dopo il colpo di mano in Venezuela e il ritiro da numerose organizzazioni ONU, l’amministrazione Trump rivolge le proprie mire espansionistiche alla Groenlandia. Tale iniziativa, volta a liquidare il diritto internazionale per imporre la legge della forza, rappresenta un attacco diretto alla sovranità del Regno di Danimarca e dell’intera Unione europea.

La vicenda costituisce un episodio rivelatore della fragilità strutturale dell’UE: l’incapacità di agire come soggetto politico unitario. Nonostante l’obbligo di assistenza previsto dall’Articolo 42.7 del TUE, la solidarietà europea resta ostaggio dell’unanimità intergovernativa, risultando spesso opzionale.

Davanti a una minaccia mossa dal principale pilastro della NATO contro un alleato, l’Europa non può più appaltare la propria sicurezza a terzi. È urgente promuovere un’autonomia strategica e una difesa comune che superino le dichiarazioni simboliche, rendendo automatico l’intervento europeo in caso di aggressione. La crisi groenlandese è l’ultima chiamata: senza Istituzioni federali efficaci e una politica estera unica, l’Europa è destinata a diventare una colonia delle grandi potenze. Il momento di agire è adesso.

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In Venezuela, ancora una volta, fallisce l’ordine internazionale

Dopo aver bombardato Caracas, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno annunciato la cattura del Presidente venezuelano Nicolás Maduro. L’illegittimità del regime di Maduro, il suo carattere autoritario e le violazioni dei diritti umani, non possono in alcun modo giustificare il gravissimo atto compiuto dagli Stati Uniti, ulteriore conferma della crisi dell’ordine internazionale.
Lo scenario globale che si sta delineando è quello di una nuova anarchia internazionale, in cui le grandi potenze agiscono senza freni, i trattati vengono ignorati e le Istituzioni multilaterali svuotate. In questo mondo, l’Europa rischia l’irrilevanza, condannata a subire decisioni prese altrove, e ciò è inaccettabile. L’Unione europea è nata anche per garantire un ordine internazionale, incentrato sulla pace e sui diritti, nel quale non vi sia spazio per alcun tipo di imperialismo. Questo nuovo campanello d’allarme deve essere raccolto dai Paesi europei, perché assumano la volontà politica di dotarsi di una reale sovranità condivisa e di una politica estera unica.

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La risposta del Consiglio europeo continua a non essere all’altezza delle sfide del momento

Il Consiglio europeo appena conclusosi si è svolto in un momento cruciale per la vita dell’Unione europea, esposta a pressioni esterne sempre più esplicite, tanto da ovest quanto da est.

La Gioventù Federalista Europea accoglie positivamente il rinnovo per altri due anni del sostegno economico all’Ucraina. È altresì un segnale incoraggiante la scelta di ricorrere al debito comune, garantito dal bilancio europeo, aggirando l’unanimità di fatto con l’opting-out dei tre Paesi non disponibili a partecipare, secondo una logica assimilabile a una cooperazione strutturata permanente.

Ciò che è mancato, ancora una volta, è una risposta politica all’altezza delle sfide strategiche in corso. Non si è discusso della National Security Strategy statunitense e della necessità per l’Unione di rafforzare la propria autonomia strategica, né del superamento del voto all’unanimità.

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Presidio federalista a Montecitorio perché l’Italia scelga l’Europa unita

Nella mattinata di mercoledì 17 dicembre, mentre alla Camera dei Deputati la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferirà in vista del Consiglio europeo del fine settimana, un gruppo di federaliste e federalisti europei si riunirà in piazza di Montecitorio per un presidio pubblico.

Il Consiglio europeo assume questa volta un’importanza eccezionale, non soltanto per il futuro dell’Ucraina, ma per il destino stesso dell’Europa. Il contesto internazionale è profondamente mutato: oggi l’Unione europea è esposta a pressioni esterne sempre più esplicite, come dimostrano le recenti posizioni assunte dalla Casa Bianca nella sua ultima National Security Strategy.

Gli Stati europei non possono permettersi di  rinnegare decenni di integrazione per ridursi al ruolo di vassalli delle grandi potenze, né possono illudersi di contare qualcosa mantenendo l’attuale status quo. L’alternativa è chiara: l’Europa deve decidere tra un doveroso salto di qualità politico o una condanna all’irrilevanza e alla subalternità.

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La “visione per l’Europa” contenuta nella NSS statunitense è un attacco diretto all’integrazione europea

La National Security Strategy degli Stati Uniti, pubblicata ieri, è un altro duro attacco all’Unione europea, e rivela nuovamente come Washington stia adottando una retorica sempre più aggressiva nei confronti del processo di integrazione europea e dei propri alleati, trattati di fatto come subalterni. 

Nel documento, in particolare nel capitolo “Promoting European Greatness”, l’Unione europea viene descritta come una struttura che “mina la libertà politica e la sovranità”, un presunto apparato di “accentramento”  che soffocherebbe gli Stati attraverso la regolazione. Questa narrazione aggressiva e distorta era già presente nelle parole pronunciate dal Vicepresidente Vance a Monaco, meno di un anno fa, e coincide con la retorica dei movimenti nazionalisti europei, apertamente sostenuti nel documento e la cui crescita di influenza è vista con ottimismo. 

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Il piano di pace Trump umilia l’Ucraina: l’Europa reagisca e si unisca

La bozza di accordo tra USA e Russia per la “pace” in Ucraina che sta circolando nelle ultime ore suscita profonda preoccupazione e risulta inaccettabile agli occhi delle federaliste e dei federalisti, che ritengono prioritaria la realizzazione di una pace giusta e duratura in Ucraina. Più che un accordo di pace, si tratta infatti dell’imposizione di una resa all’Ucraina e ai suoi alleati europei, completamente esclusi dal tavolo delle trattative. 

I 28 punti del piano sono a tutti gli effetti un’umiliazione per il popolo ucraino e per i cittadini dell’Unione europea, poiché impongono loro numerosi impegni e obblighi senza il loro consenso, accogliendo di fatto tutte le principali richieste della Russia e offrendo garanzie soltanto a favore di quest’ultima. Riteniamo particolarmente inammissibile l’annessione di territori ucraini alla Russia, di cui alcuni non controllati militarmente da quest’ultima, e il divieto della disposizione di truppe di interposizione occidentali nella zona di conflitto, come auspicato dalla Coalizione dei volenterosi.

È fondamentale ribadirlo con chiarezza: l’Unione europea deve opporsi ad ogni “accordo” che venga negoziato senza il pieno coinvolgimento di Kyiv e che preveda condizioni così dure.

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A Strasburgo il Congresso della JEF Europe

Da venerdì 14 a domenica 16 novembre si è tenuto a Strasburgo (Francia) il XXVIII Congresso dei Giovani Federalisti Europei (JEF Europe), durante il quale sono stati rinnovati Presidente, Vicepresidenti, l’Executive Board, i membri del Federal Committee e altri organi statutari che guideranno l’organizzazione per i prossimi due anni.

Le votazioni, a cui hanno partecipato delegazioni dalle varie sezioni nazionali (tra cui anche quella italiana), hanno eletto: Moritz Hergl come nuovo presidente, Debora Striani come Vicepresidente Senior e Nea-Maria Törmänen come Vicepresidente Junior.

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Il Congresso della Gioventù Federalista Europea, con il coraggio per smuovere l’Europa

Si è svolto a Pisa, da venerdì 7 a domenica 9 novembre, il XXVII Congresso nazionale della Gioventù Federalista Europea. Delegate e delegati da tutta Italia si sono ritrovati per indicare la linea politica dell’organizzazione ed eleggere il Comitato Federale, l’Ufficio di Segreteria e la Direzione Nazionale che per i prossimi due anni guideranno i lavori dell’organizzazione.

Sono quindi risultati eletti per l’ufficio di segreteria: Amanda Ribichini (Segretaria generale), Federico Ammirabile (Presidente) e Maria Gabriella Taboga (Tesoriera). La nuova Direzione nazionale risulta invece composta da: Cesare Ceccato (Ufficio internazionale), Fausto Desiderio (Ufficio università), Gabriele Casano e Isabella Fatale (Ufficio del dibattito), Francesca Pandolfi (Ufficio comunicazione e stampa), Edoardo Pecene (Ufficio formazione) ed Emanuele Palomba (Ufficio società civile).

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La Gioventù Federalista Europea va a Congresso con il coraggio per smuovere l’Europa

Si svolgerà a Pisa, da venerdì 7 a domenica 9 novembre, il XXVII Congresso nazionale della Gioventù Federalista Europea. Delegati e delegate da tutta Italia si troveranno nella città toscana per indicare la linea politica dell’organizzazione ed eleggere il Comitato Federale, l’Ufficio di Segreteria e la Direzione Nazionale che guideranno i lavori dell’organizzazione nel prossimo biennio.

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olga osuchowska

olga.osu@icloud.com

olga osuchowska

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