PER APPROFONDIRE

L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele

Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.

La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.

Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.

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Tra guerra e crisi energetica: il salto di qualità di cui l’Europa ha bisogno

Gli sviluppi delle ultime settimane mostrano chiaramente la fragilità delle tregue in Medio Oriente: tra USA e Iran persistono scontri indiretti, con Washington che intercetta navi iraniane e Teheran che ostacola lo Stretto di Hormuz, mentre i negoziati restano inconcludenti. Anche la tregua tra Israele e Libano è instabile, segnata da attacchi israeliani e reazioni di Hezbollah, con gravi conseguenze per i civili.

In quanto federaliste e federalisti europei condanniamo la violenza come metodo di risoluzione delle controversie e pretendiamo quindi che l’Europa in questa fase si impegni a svolgere una funzione di de-escalation e pacificazione nell’area. Siamo convinte e convinti che se l’Europa disponesse di una politica estera unica e autonoma, supportata da un sistema di difesa comune, la sua capacità di incidere su questo piano sarebbe maggiore.

Auspichiamo quanto meno che le e i Capi di Stati e di Governo concordino sul fatto che il lavoro per un cessate il fuoco nell’area e un ripristino della normalità non sia affidato ai singoli Stati membri in maniera tra loro poco coordinata, ma all’Unione europea in maniera unitaria.

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L’Ungheria ha scelto di costruire un nuovo capitolo europeo

Si sono tenute ieri le elezioni in Ungheria, che hanno visto una grandissima affluenza. Il partito Tisza di Péter Magyar, primo oppositore di Orban, ha ottenuto la maggioranza assoluta, segnando una discontinuità politica rilevante nel panorama del Paese e dell’Europa centro-orientale.

Questo esito elettorale rappresenta un chiaro segnale di rigetto delle derive illiberali e autoritarie che negli ultimi anni hanno messo in discussione i principi fondamentali dello Stato di diritto e i valori fondanti dell’Unione europea. Il voto espresso dai cittadini ungheresi dimostra l’esistenza di una volontà concreta di riportare il Paese all’interno di un percorso pienamente democratico, trasparente e ancorato al progetto europeo.

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Considerazioni preliminari sul Consiglio europeo (19-20 Marzo)

Tra oggi e domani le ed i leader europei si riuniranno a Bruxelles per discutere della crisi in Medio Oriente, ma anche di competitività, bilancio e sostegno all’Ucraina.

In quanto federaliste e federalisti europei chiediamo con forza che l’Unione europea prenda ancora di più le distanze, in maniera compatta, da un’operazione statunitense di cui risultano poco chiari gli obiettivi e che rischia di protrarsi a lungo, oltre a denunciarne la chiara violazione del diritto internazionale. Ribadiamo inoltre la necessità che il Consiglio europeo assuma il coraggio e la volontà politica di svolgere una funzione di de-escalation nell’area e intraprendere azioni per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.
Il Consiglio europeo dovrà anche dare concretezza alla promessa di impegnarsi nel completamento del Mercato unico europeo e di rilanciare la competitività. Riteniamo infine che il vertice si debba concludere con l’approvazione definitiva dei prestiti all’Ucraina, superando l’impasse provocata dal veto ungherese.

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Di fronte alla crisi dell’ordine mondiale serve un’Europa federale

L’escalation in atto in questo momento in Medio Oriente dimostra ancora una volta come l’ordine internazionale sia in crisi a causa di potenze mondiali che cercano di imporre la legge del più forte. 
E l’Europa? Esposta a pressioni esterne sempre più forti, non solo da est, ma anche dal suo tradizionale alleato, l’Europa è debole perché ancora divisa, frammentata in 27 piccoli Stati. In una situazione così drammatica, gli stati europei e le istituzioni comuni si muovono in maniera disordinata e confusa, con scarso peso politico. 
Per questa ragione mercoledì 11 marzo dalle ore 9:00 scenderemo in Piazza, davanti al Senato, per le comunicazioni della Presidente del Consiglio verso il prossimo Consiglio europeo: per chiedere che l’Italia spinga per un vero passo in avanti, si faccia promotrice della costruzione di una vera unione federale. Premiamo insieme affinché gli Stati europei scelgano chiaramente e rapidamente di unirsi e far sì che i propri cittadini restino artefici del proprio destino.

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To the MeMe couple: we have some questions for you!

La Sezione italiana e quella tedesca dei Giovani Federalisti Europei guardano alla nuova coppia formata da Meloni e Merz con l’auspicio che possano essere motore di una rinnovata integrazione europea, ma con la consapevolezza di tutte le contraddizioni, le assurdità e della retorica che ha accompagnato la nascita di questo tandem.

The Italian and German sections of the Young European Federalists look at the new pair formed by Meloni and Merz with the hope that they can serve as a driving force for renewed European integration, but with full awareness of all the contradictions, absurdities, and rhetoric that have accompanied the birth of this tandem.

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La vicenda iraniana mostra ancora una volta la necessità di un ordine multilaterale veramente basato sul diritto

Nella giornata di ieri, in un’operazione congiunta, Israele e Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. È stato reso noto nella serata che anche la Guida suprema Khamenei è tra le vittime dell’attacco: un fatto destinato ad avere conseguenze profonde e imprevedibili sugli equilibri interni del Paese e sulla stabilità dell’intera regione.

Il regime degli Ayatollah è un regime autoritario e sanguinoso. Auspichiamo insieme alla popolazione iraniana che possa sorgere nel Paese un regime democratico, eletto dal popolo e rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Tuttavia, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per l’ennesima violazione del diritto internazionale.

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Quattro anni di guerra in Ucraina: basta veti, abbiamo bisogno di un’Europa che sia attrice e non spettatrice

Il 24 febbraio di quattro anni fa iniziava l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. E ancora dopo quattro anni, il popolo ucraino combatte, per la libertà, per l’indipendenza, per resistere all’aggressione del regime di Vladimir Putin. L’Europa dovrebbe reagire con nuove sanzioni e con un sostegno concreto e strutturale, ma la regola dell’unanimità continua a paralizzarla.
Dall’inizio dell’invasione, la Gioventù Federalista Europea è al fianco del popolo ucraino, della libertà e del diritto alla difesa. Non si tratta soltanto di solidarietà, ma di coerenza politica: difendere l’Ucraina significa difendere l’idea stessa di Europa come spazio di diritto, come comunità fondata sulla pace e sulla cooperazione. Ma per garantire pace e sicurezza, all’Ucraina e all’Europa, l’UE deve superare il voto all’unanimità in Consiglio e dotarsi di un sistema di difesa comune.

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Board of Peace al via: l’Europa non sia osservatrice del declino ma garante di un vero multilateralismo

Domani si riunirà per la prima volta a Washington il “Board of Peace”, organizzazione internazionale dai contorni nebulosi lanciata da Donald Trump per riportare la pace nella Striscia di Gaza. Stando al suo Statuto, Trump ne ricopre la presidenza a titolo personale e dispone di poteri fondamentalmente assoluti: può invitare o espellere Paesi a sua discrezione, approvare tutte le decisioni e porre il veto. Il Board of Peace è stato addirittura validato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha di fatto “appaltato” la risoluzione del conflitto e della crisi umanitaria nella Striscia a questo organo altro. 
Questo rappresenta l’esempio più lampante dell’unilateralismo statunitense e del piano dell’amministrazione Trump di demolire le istituzioni internazionali nate con la fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Unione europea non può assecondarlo.

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A Monaco si parla di autonomia dell’Europa. Ma è chiara la via per raggiungerla?

Dopo che alla Conferenza sulla sicurezza dello scorso anno il falco Vance ha fatto cadere la maschera sull’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione europea, ufficializzato dalla National Security Strategy dello scorso novembre, quest’anno a Monaco la colomba Rubio prova ad indossare nuovamente quella maschera, mandando messaggi rassicuranti all’Europa, dopo mesi di escalation.
Lo ha detto chiaramente Merz, dichiarando che la migliore risposta a questa frattura e in generale alla scomparsa dell’ordine mondiale del secondo dopoguerra è un’Europa sovrana, che si liberi dalla dipendenza autoinflitta nei confronti degli Stati Uniti: il compito prioritario è unire e rafforzare l’Europa per diventare un vero attore globale con una propria strategia sulla politica della sicurezza.

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olga osuchowska

olga.osu@icloud.com

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