Il naufragio avvenuto sulla spiaggia di Cutro lo scorso 26 febbraio con le sue 76 vittime, si aggiunge alla tragica successione di morti nel Mediterraneo, il confine più mortale al mondo di cui da anni siamo tutte e tutti testimoni.
Migliaia di vite umane perse, colpevoli di aver cercato un futuro migliore di pace, democrazia, libertà e giustizia sociale. Principi che dovrebbero essere universali per ogni cittadina/o del mondo e che vengono sistematicamente violati. A fronte di quest’ennesima tragedia cui assistiamo ormai da anni, abbiamo deciso di portare il nostro contributo e sostegno, aderendo alla manifestazione nazionale che si terrà proprio a Cutro oggi, 11 marzo.
Scenderemo in piazza assieme a molte altre associazioni locali e nazionali, perché siamo stanchi di una politica ferma ai vecchi schemi, alle vecchie risposte e alle aberrazioni di un nazionalismo che avremmo voluto aver superato da tanto e che invece ancora definisce le nostre società in modo così violento. Anche l’indifferenza ne è un sintomo che ricorda il periodo più buio della nostra storia del Novecento.
Da anni avremmo dovuto prevedere una nuova azione di salvataggio continentale sul modello di Mare Nostrum; smantellare l’impianto esternalizzante in favore di una politica estera europea mirata alla salvaguardia dei diritti umani e alla stabilizzazione delle aree di vicinato; riformare il Regolamento di Dublino con la sua miope regola del primo Paese di arrivo e rivedere l’impianto della politica di immigrazione europea anche per chi arriva in Europa per scappare dalla povertà.
Per superare queste contraddizioni, serve una rivoluzione costituente in senso federale che definisca una volta per tutte l’identità del progetto europeo come modello per un governo democratico della globalizzazione e che metta al centro la dignità della vita umana, indipendentemente dal paese di origine, dal sesso, dall’età e dall’etnia.
Il Consiglio europeo ha discusso di sfide globali, ma l’Unione non può affrontare il futuro con le regole del passato
Tra ieri e oggi si è svolto a Bruxelles il Consiglio europeo, il primo dopo la sconfitta elettorale di Orban in Ungheria, fatto che ha reso possibile dopo lungo tempo l’approvazione di conclusioni a 27. Segnale politico importante ma anche prova dei limiti strutturali dell’assetto intergovernativo dove il veto di un singolo Governo può bloccare le decisioni.
Sul fronte Ucraina il risultato è positivo: i Paesi europei concordano su maggiore pressione sulla Russia e sulla necessità di prepararsi a future trattative di pace alle quali l’Unione deve partecipare. Serve però ora una figura unica europea che rappresenti l’Unione ai negoziati.
Meno soddisfacenti, invece, sono le conclusioni del Consiglio europeo su Israele e Palestina. In quanto ad azioni concrete, l’Unione europea è ancora una volta inerme. Non disponendo di una politica estera unica, si limita a impegnarsi in missioni civili e di ricostruzione. Dovrebbe perlomeno avere il coraggio di prendere un’iniziativa che rientra pienamente tra i suoi attuali poteri: sospendere l’accordo di associazione con Israele.