C’è un urgente bisogno di una politica migratoria ed estera dell’Unione europea per dare una risposta alle migrazioni che sia in linea con i diritti umani e valori dell’Unione. Il 3 ottobre la GFE, insieme ad altre 15 organizzazioni giovanili, ricorderà a Lampedusa le vittime delle migrazioni e presenterà una dichiarazione congiunta per il futuro dell’Europa, chiedendo un impegno reale per la riforma dell’UE.
La migrazione è un fenomeno strutturale. Come europei, non possiamo continuare a fingere che avere più controlli alle frontiere o più campi di contenimento, siano essi in Europa o al di fuori dei suoi confini, sia un modo serio e lungimirante di affrontare questa sfida. Le nostre società ed Istituzioni non possono continuare a tenere gli occhi chiusi davanti alla tragedia umana che si consuma da anni nel Mar Mediterraneo e oltre.
Dobbiamo agire con politiche complete che riconoscano l’interazione tra la migrazione e le sfide globali come le crisi internazionali, il cambiamento climatico e le disuguaglianze. È imperativo affrontare i discorsi e le strategie sulla migrazione come la criminalizzazione, la securizzazione e l’esternalizzazione che negli anni hanno ottenuto consensi e portato agli abusi sui diritti umani e ai trattamenti disumani dei migranti.
I Governi, al contrario, affermano di supportare soluzioni sovranazionali, ma spesso le minano, come si è visto nelle discussioni sui ricollocamenti. È una narrazione conveniente quella di utilizzare l’UE come capro espiatorio e addossare la colpa di Lampedusa all’Europa.
La “risposta europea” non può significare dare potere a Frontex senza supervisione, costruire muri senza occuparsi dei ricollocamenti o avallare accordi di esternalizzazione. Un approccio del genere erode i nostri valori e la nostra credibilità, creando un’Europa-fortezza. È per questo che oggi urge una vera politica migratoria ed estera europea.
“Per affrontare la migrazione democraticamente e umanamente, proponiamo un percorso federalista per l’Europa, dando potere all’UE oltre alle risposte nazionali. È per questo che la riforma dei Trattati Europei è la chiave”, afferma Robin Mudry, membro del Board della JEF Europe.
“Il 3 ottobre ci riuniremo a Lampedusa insieme ad altre 15 organizzazioni giovanili, per ricordare le vittime delle migrazioni e per presentare una dichiarazione congiunta per il futuro dell’Europa, chiedendo un impegno reale per la riforma dell’UE. Lampedusa fa eco ad una chiamata risolutiva per un futuro europeo diverso – un futuro che abbia gli strumenti per affrontare le sfide globali e al contempo possa salvaguardare efficacemente i nostri valori fondamentali”, afferma Matteo Gori, Segretario Generale della GFE.
Ignorare questo appello significa mettere in pericolo il nucleo dello stesso progetto europeo. L’urgenza del momento richiede la nostra attenzione e la chiamata di Lampedusa deve essere ascoltata.
L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele
Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.
La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.
Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.