Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.
In questo quadro si inserisce anche la crescente instabilità regionale, la cui ultima escalation è stata provocata dall’attacco illegale di Israele e USA contro l’Iran, risultato anche nell’occupazione di territorio libanese, attraverso una strategia di spostamento forzato di popolazione e distruzione totale di infrastrutture civili libanesi, in palese contrasto al diritto internazionale umanitario.
La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.
Particolarmente grave è il fatto che alcuni di questi comportamenti siano stati documentati e diffusi pubblicamente dal ministro dell’ultra destra israeliano, Ben Gvir, contribuendo a rendere evidente una realtà che le autorità israeliane hanno sistematicamente cercato di minimizzare o occultare, nonostante le numerose denunce.
Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni.
Le e gli stessi attivisti ci ricordano che non è su di loro che vanno puntati i riflettori, ma sul regime di apartheid a cui sono sottoposti milioni di palestinesi, nel quale si inseriscono pratiche come detenzioni amministrative arbitrarie, restrizioni sistematiche dei diritti fondamentali e tortura.
Di fronte a tutto ciò, l’ipocrisia dei governi occidentali ed europei risulta intollerabile.
Nelle ultime ore e negli ultimi mesi si è assistito all’indignazione delle e dei leader politici – a partire dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che si attivano unicamente quando sono in pericolo le ed i propri connazionali, continuando allo stesso tempo a garantire copertura diplomatica, economica e militare al governo estremista di Netanyahu. Dall’agenda delle Istituzioni europee, il tema del conflitto israelo-palestinese pare essere scomparso dall’annuncio del cessate il fuoco, senza nemmeno monitorare la veridicità di questo e la possibilità che si configurassero ulteriori violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani.
L’Unione europea e i suoi Stati membri devono interrompere ogni forma di complicità rispetto a violazioni sistematiche del diritto internazionale. La Gioventù Federalista Europea sostiene quindi la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. L’articolo 2 di tale accordo stabilisce che le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Inoltre, in generale, i Trattati impegnano l’azione esterna dell’Unione a rimanere fedele ai suoi principi fondamentali, ciò non è credibile in mancanza di una presa di distanze dal Governo di Tel Aviv.
L’Unione europea non può continuare a rimanere inerte, soprattutto considerando che essa è nata dalle ceneri di totalitarismi e violenze analoghe a quelle che oggi si stanno verificando in Medio Oriente.
Come federaliste e federalisti chiediamo che l’Unione europea si faccia guidare dai suoi valori fondativi – pace, solidarietà e risoluzione non violenta delle controversie internazionali – per pretendere l’immediata interruzione del genocidio e dell’occupazione della Striscia di Gaza, la fine definitiva dell’illegale colonizzazione e dell’apartheid in Cisgiordania, oltre che il pieno e incondizionato riconoscimento dello Stato di Palestina.
Non riteniamo questi come traguardi, ma come punti di partenza per la costruzione di una vera e giusta pace tra i popoli che abitano quell’area. La storia dell’integrazione europea dimostra che la pace non nasce dalla sovranità nazionale assoluta, ma dalla condivisione della sovranità all’interno di Istituzioni comuni. Una convivenza stabile e duratura tra israeliani e palestinesi può essere immaginata solo attraverso la costruzione di strutture sovranazionali condivise, in grado di garantire l’uguaglianza sostanziale dei diritti.
Così come il progetto europeo è riuscito a trasformare secoli di conflitti in un percorso di integrazione, auspichiamo che un modello federale possa essere applicato anche nella regione, con la prospettiva di una futura Federazione capace di disinnescare i nazionalismi, tutelare le minoranze e costruire uno spazio comune di libertà e cooperazione.
L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele
Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.
In questo quadro si inserisce anche la crescente instabilità regionale, la cui ultima escalation è stata provocata dall’attacco illegale di Israele e USA contro l’Iran, risultato anche nell’occupazione di territorio libanese, attraverso una strategia di spostamento forzato di popolazione e distruzione totale di infrastrutture civili libanesi, in palese contrasto al diritto internazionale umanitario.
La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.