L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele

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L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele

Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.

In questo quadro si inserisce anche la crescente instabilità regionale, la cui ultima escalation è stata provocata dall’attacco illegale di Israele e USA contro l’Iran, risultato anche nell’occupazione di territorio libanese, attraverso una strategia di spostamento forzato di popolazione e distruzione totale di infrastrutture civili libanesi, in palese contrasto al diritto internazionale umanitario.

La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.

Tra guerra e crisi energetica: il salto di qualità di cui l’Europa ha bisogno

Gli sviluppi delle ultime settimane mostrano chiaramente la fragilità delle tregue in Medio Oriente: tra USA e Iran persistono scontri indiretti, con Washington che intercetta navi iraniane e Teheran che ostacola lo Stretto di Hormuz, mentre i negoziati restano inconcludenti. Anche la tregua tra Israele e Libano è instabile, segnata da attacchi israeliani e reazioni di Hezbollah, con gravi conseguenze per i civili.

In quanto federaliste e federalisti europei condanniamo la violenza come metodo di risoluzione delle controversie e pretendiamo quindi che l’Europa in questa fase si impegni a svolgere una funzione di de-escalation e pacificazione nell’area. Siamo convinte e convinti che se l’Europa disponesse di una politica estera unica e autonoma, supportata da un sistema di difesa comune, la sua capacità di incidere su questo piano sarebbe maggiore.

Auspichiamo quanto meno che le e i Capi di Stati e di Governo concordino sul fatto che il lavoro per un cessate il fuoco nell’area e un ripristino della normalità non sia affidato ai singoli Stati membri in maniera tra loro poco coordinata, ma all’Unione europea in maniera unitaria.

L’Ungheria ha scelto di costruire un nuovo capitolo europeo

Si sono tenute ieri le elezioni in Ungheria, che hanno visto una grandissima affluenza. Il partito Tisza di Péter Magyar, primo oppositore di Orban, ha ottenuto la maggioranza assoluta, segnando una discontinuità politica rilevante nel panorama del Paese e dell’Europa centro-orientale.

Questo esito elettorale rappresenta un chiaro segnale di rigetto delle derive illiberali e autoritarie che negli ultimi anni hanno messo in discussione i principi fondamentali dello Stato di diritto e i valori fondanti dell’Unione europea. Il voto espresso dai cittadini ungheresi dimostra l’esistenza di una volontà concreta di riportare il Paese all’interno di un percorso pienamente democratico, trasparente e ancorato al progetto europeo.

Considerazioni preliminari sul Consiglio europeo (19-20 Marzo)

Tra oggi e domani le ed i leader europei si riuniranno a Bruxelles per discutere della crisi in Medio Oriente, ma anche di competitività, bilancio e sostegno all’Ucraina.

In quanto federaliste e federalisti europei chiediamo con forza che l’Unione europea prenda ancora di più le distanze, in maniera compatta, da un’operazione statunitense di cui risultano poco chiari gli obiettivi e che rischia di protrarsi a lungo, oltre a denunciarne la chiara violazione del diritto internazionale. Ribadiamo inoltre la necessità che il Consiglio europeo assuma il coraggio e la volontà politica di svolgere una funzione di de-escalation nell’area e intraprendere azioni per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.
Il Consiglio europeo dovrà anche dare concretezza alla promessa di impegnarsi nel completamento del Mercato unico europeo e di rilanciare la competitività. Riteniamo infine che il vertice si debba concludere con l’approvazione definitiva dei prestiti all’Ucraina, superando l’impasse provocata dal veto ungherese.

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olga osuchowska

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