La vicenda iraniana mostra ancora una volta la necessità di un ordine multilaterale veramente basato sul diritto

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Nella giornata di ieri, in un’operazione congiunta, Israele e Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. È stato reso noto nella serata che anche la Guida suprema Khamenei è tra le vittime dell’attacco: un fatto destinato ad avere conseguenze profonde e imprevedibili sugli equilibri interni del Paese e sulla stabilità dell’intera regione.

Il regime degli Ayatollah è un regime autoritario e sanguinoso, responsabile di numerosi crimini nei confronti della popolazione iraniana e di una sistematica violazione dei diritti fondamentali. Auspichiamo insieme alla popolazione iraniana che possa sorgere nel Paese un regime democratico, eletto dal popolo e rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle sue cittadine.

Tuttavia, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per l’ennesima violazione del diritto internazionale: il metodo impiegato è l’ennesimo esempio di una politica estera unilaterale, basata sull’uso della forza, che in Iran è già costata la vita a centinaia di civili, tra cui bambini e bambine di una scuola, e che non fa altro che alimentare ulteriori tensioni in Medio oriente, come testimonia il coinvolgimento di altri Paesi dell’area.

I leader politici europei prendono posizione in ordine sparso e in maniera timida, senza formulare vere condanne. La Commissione europea si limita a ribadire il sostegno agli alleati regionali, senza reali garanzie o impegni. Per questa sera, comunque, è stato convocata una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dopo che l’organo è stato completamente aggirato dalla decisione di avviare un’operazione militare. 

Il mondo non può piegarsi alla legge del più forte. A garantire una transizione democratica in Iran e una convivenza pacifica nell’area può essere solo un  ordine mondiale multilaterale basato sul diritto, e quindi è necessario agire per il rafforzamento delle istituzioni internazionali, non aggirarle e ricorrere a metodi coercitivi.

L’Unione europea non può accettare passivamente che le relazioni internazionali si basino sempre più sulla forza perché questo significherebbe lasciare che l’umanità sprofondi nel caos. Per poter essere un’attrice di pace credibile a livello internazionale, l’Europa non può più scegliere di rimanere divisa; farsi federazione è ormai imprescindibile. 

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La vicenda iraniana mostra ancora una volta la necessità di un ordine multilaterale veramente basato sul diritto

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Quattro anni di guerra in Ucraina: basta veti, abbiamo bisogno di un’Europa che sia attrice e non spettatrice

Il 24 febbraio di quattro anni fa iniziava l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. E ancora dopo quattro anni, il popolo ucraino combatte, per la libertà, per l’indipendenza, per resistere all’aggressione del regime di Vladimir Putin. L’Europa dovrebbe reagire con nuove sanzioni e con un sostegno concreto e strutturale, ma la regola dell’unanimità continua a paralizzarla.
Dall’inizio dell’invasione, la Gioventù Federalista Europea è al fianco del popolo ucraino, della libertà e del diritto alla difesa. Non si tratta soltanto di solidarietà, ma di coerenza politica: difendere l’Ucraina significa difendere l’idea stessa di Europa come spazio di diritto, come comunità fondata sulla pace e sulla cooperazione. Ma per garantire pace e sicurezza, all’Ucraina e all’Europa, l’UE deve superare il voto all’unanimità in Consiglio e dotarsi di un sistema di difesa comune.

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Domani si riunirà per la prima volta a Washington il “Board of Peace”, organizzazione internazionale dai contorni nebulosi lanciata da Donald Trump per riportare la pace nella Striscia di Gaza. Stando al suo Statuto, Trump ne ricopre la presidenza a titolo personale e dispone di poteri fondamentalmente assoluti: può invitare o espellere Paesi a sua discrezione, approvare tutte le decisioni e porre il veto. Il Board of Peace è stato addirittura validato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha di fatto “appaltato” la risoluzione del conflitto e della crisi umanitaria nella Striscia a questo organo altro. 
Questo rappresenta l’esempio più lampante dell’unilateralismo statunitense e del piano dell’amministrazione Trump di demolire le istituzioni internazionali nate con la fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Unione europea non può assecondarlo.

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Dopo che alla Conferenza sulla sicurezza dello scorso anno il falco Vance ha fatto cadere la maschera sull’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione europea, ufficializzato dalla National Security Strategy dello scorso novembre, quest’anno a Monaco la colomba Rubio prova ad indossare nuovamente quella maschera, mandando messaggi rassicuranti all’Europa, dopo mesi di escalation.
Lo ha detto chiaramente Merz, dichiarando che la migliore risposta a questa frattura e in generale alla scomparsa dell’ordine mondiale del secondo dopoguerra è un’Europa sovrana, che si liberi dalla dipendenza autoinflitta nei confronti degli Stati Uniti: il compito prioritario è unire e rafforzare l’Europa per diventare un vero attore globale con una propria strategia sulla politica della sicurezza.

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L’Unione europea è esposta a pressioni esterne sempre più forti; ma la sua risposta continua ad essere debole, a causa della sua persistente frammentazione. Fino a quando resteranno divisi, gli Stati europei saranno deboli e condannati a subire decisioni prese da potenze che parlano il linguaggio della forza.
Perché questo messaggio passi, diverse Sezioni della Gioventù Federalista Europea si mobiliteranno in molte città.

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olga osuchowska

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