Board of Peace al via: l’Europa non sia osservatrice del declino ma garante di un vero multilateralismo

CONDIVIDI SU
Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Domani si riunirà per la prima volta a Washington il “Board of Peace”, organizzazione internazionale dai contorni nebulosi lanciata da Donald Trump per riportare la pace nella Striscia di Gaza. Stando al suo Statuto, Trump ne ricopre la presidenza a titolo personale e dispone di poteri fondamentalmente assoluti: può invitare o espellere Paesi a sua discrezione, approvare tutte le decisioni e porre il veto. Il Board of Peace è stato addirittura validato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha di fatto “appaltato” a questo organo la risoluzione del conflitto e della crisi umanitaria nella Striscia.

Alla riunione di domani alcuni Paesi europei, come l’Italia, parteciperanno come osservatori e anche la Commissione europea invierà a Washington una propria rappresentante, la Commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, nonostante vi siano molti dubbi sulla compatibilità di questo organismo con i principi dell’Unione europea.

Il Board of Peace rappresenta l’esempio più lampante dell’unilateralismo statunitense e del piano dell’amministrazione Trump di demolire le istituzioni internazionali nate con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, seppur nato ufficialmente per la pacificazione del conflitto israelo-palestinese, ora viene presentato dai suoi promotori come una piattaforma più ampia per la risoluzione dei conflitti internazionali, con la nemmeno troppo velata ambizione di sostituirsi all’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda Gaza, l’insediamento del Board of Peace coincide con l’avvio ufficiale della seconda fase del piano presentato da Trump, ma di fatto la prima fase è ben lontana dall’essere completata: il cessate il fuoco viene continuamente violato e nel frattempo Israele si orienta sempre di più verso un’annessione completa della Cisgiordania.

L’Unione europea e i suoi Stati Membri non dovrebbero offrire alcuna legittimazione a questa iniziativa di Trump, al contrario, dovrebbero insistere per un rafforzamento delle istituzioni multilaterali esistenti, facendosi promotrici di riforme che ne accrescano l’efficacia e l’inclusività. È solo dalle istituzioni multilaterali riformate e pienamente funzionanti che possono passare la risoluzione dei conflitti e le garanzie di una convivenza pacifica, anche in aree delicate come quella mediorientale.

Occorre perciò che l’Europa adotti una propria posizione autonoma e la mantenga in maniera compatta: una politica estera unica ed effettivamente europea che le consenta di fare fronte comune con quelle aree del mondo che ancora credono nel multilateralismo e nel diritto.

CONDIVIDI
Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email
ALTRI ARTICOLI

L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele

Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.

La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.

Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.

Tra guerra e crisi energetica: il salto di qualità di cui l’Europa ha bisogno

Gli sviluppi delle ultime settimane mostrano chiaramente la fragilità delle tregue in Medio Oriente: tra USA e Iran persistono scontri indiretti, con Washington che intercetta navi iraniane e Teheran che ostacola lo Stretto di Hormuz, mentre i negoziati restano inconcludenti. Anche la tregua tra Israele e Libano è instabile, segnata da attacchi israeliani e reazioni di Hezbollah, con gravi conseguenze per i civili.

In quanto federaliste e federalisti europei condanniamo la violenza come metodo di risoluzione delle controversie e pretendiamo quindi che l’Europa in questa fase si impegni a svolgere una funzione di de-escalation e pacificazione nell’area. Siamo convinte e convinti che se l’Europa disponesse di una politica estera unica e autonoma, supportata da un sistema di difesa comune, la sua capacità di incidere su questo piano sarebbe maggiore.

Auspichiamo quanto meno che le e i Capi di Stati e di Governo concordino sul fatto che il lavoro per un cessate il fuoco nell’area e un ripristino della normalità non sia affidato ai singoli Stati membri in maniera tra loro poco coordinata, ma all’Unione europea in maniera unitaria.

L’Ungheria ha scelto di costruire un nuovo capitolo europeo

Si sono tenute ieri le elezioni in Ungheria, che hanno visto una grandissima affluenza. Il partito Tisza di Péter Magyar, primo oppositore di Orban, ha ottenuto la maggioranza assoluta, segnando una discontinuità politica rilevante nel panorama del Paese e dell’Europa centro-orientale.

Questo esito elettorale rappresenta un chiaro segnale di rigetto delle derive illiberali e autoritarie che negli ultimi anni hanno messo in discussione i principi fondamentali dello Stato di diritto e i valori fondanti dell’Unione europea. Il voto espresso dai cittadini ungheresi dimostra l’esistenza di una volontà concreta di riportare il Paese all’interno di un percorso pienamente democratico, trasparente e ancorato al progetto europeo.

Considerazioni preliminari sul Consiglio europeo (19-20 Marzo)

Tra oggi e domani le ed i leader europei si riuniranno a Bruxelles per discutere della crisi in Medio Oriente, ma anche di competitività, bilancio e sostegno all’Ucraina.

In quanto federaliste e federalisti europei chiediamo con forza che l’Unione europea prenda ancora di più le distanze, in maniera compatta, da un’operazione statunitense di cui risultano poco chiari gli obiettivi e che rischia di protrarsi a lungo, oltre a denunciarne la chiara violazione del diritto internazionale. Ribadiamo inoltre la necessità che il Consiglio europeo assuma il coraggio e la volontà politica di svolgere una funzione di de-escalation nell’area e intraprendere azioni per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.
Il Consiglio europeo dovrà anche dare concretezza alla promessa di impegnarsi nel completamento del Mercato unico europeo e di rilanciare la competitività. Riteniamo infine che il vertice si debba concludere con l’approvazione definitiva dei prestiti all’Ucraina, superando l’impasse provocata dal veto ungherese.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Cliccando “INVIA” acconsenti che il tuo indirizzo e-mail qui fornito venga trattato dall’associazione Gioventù Federalista Europea – JEF Italy nelle modalità previste dalla Privacy Policy

olga osuchowska

olga.osu@icloud.com

olga osuchowska

olga.osu@icloud.com