La National Security Strategy degli Stati Uniti, pubblicata ieri, è un altro duro attacco all’Unione europea, e rivela nuovamente come Washington stia adottando una retorica sempre più aggressiva nei confronti del processo di integrazione europea e dei propri alleati, trattati di fatto come subalterni.
Nel documento, in particolare nel capitolo “Promoting European Greatness”, l’Unione europea viene descritta come una struttura che “mina la libertà politica e la sovranità”, un presunto apparato di “accentramento” che soffocherebbe gli Stati attraverso la regolazione. Questa narrazione aggressiva e distorta era già presente nelle parole pronunciate dal Vicepresidente Vance a Monaco, meno di un anno fa, e coincide con la retorica dei movimenti nazionalisti europei, apertamente sostenuti nel documento e la cui crescita di influenza è vista con ottimismo.
Una maggiore unità europea forse non spaventa, ma sicuramente turba Washington, che oggi non cerca una collaborazione atlantica quanto più una schiera di stati vassalli oltre oceano, divisi e manovrabili a piacimento, a partire dalla questione ucraina. Gli Stati Uniti approfittano della debolezza di un’Europa frammentata in 27 piccole entità e troppo dipendente dallo storico alleato su molti fronti.
Questa non è l’Europa che vogliamo. L’insostenibile idea che l’Europa per “rimanere europea” debba ripiegare sulle identità nazionali e rifiutare il processo di integrazione ignora completamente il significato storico e politico dell’Unione europea: uno spazio di pace, democrazia, diritti e cooperazione senza precedenti, costruito proprio per superare i conflitti e le divisioni che hanno devastato il continente per secoli e che ora va completato.
I federalisti e le federaliste lottano per un’Europa radicalmente diversa da quella che suggerisce la Casa Bianca: non un “gruppo allineato di nazioni sovrane” ma una Federazione di Stati che pur conservando la tanto agognata identità nazionale cederanno parte della propria sovranità per parlare con una voce unica nel mondo e proteggere i diritti e gli interessi dei cittadini europei. Se c’è una “crisi di fiducia” in Europa, questa non si risolve demolendo il progetto europeo, ma dotandolo finalmente degli strumenti necessari per affrontare le sfide comuni: sicurezza, clima, innovazione, migrazioni, competitività globale.
In un contesto internazionale sempre più polarizzato e popolato da attori continentali, i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione, che tra due settimane si riuniranno nel Consiglio europeo, devono finalmente capire che c’è bisogno di una maggiore integrazione, non di arretramenti, come richiesto anche dal report presentato dall’on. Benifei e approvato dal Parlamento europeo: questa è la via se l’Europa vuole avere un ruolo da protagonista nel mondo e non lasciare che il suo destino sia scritto da potenze mondiali che preferiscono il linguaggio della forza alla cooperazione – Stati Uniti compresi.
Stati europei, è il momento di unirsi e dimostrare che la greatness dell’Europa si potrà concretizzare solo attraverso una vera unione federale.
Emma Bonino, il MFE e la GFE ricordano il suo impegno per i diritti, la democrazia, la pace e la costruzione di un’Europa federale
Il Movimento Federalista Europeo (MFE) e la Gioventù Federalista Europea (GFE) esprimono profondo cordoglio per la scomparsa di Emma Bonino e la loro vicinanza ai familiari, alle persone e alle realtà che hanno condiviso le sue battaglie.
Emma Bonino lascia un’eredità politica che appartiene anche alla storia della costruzione europea: la convinzione che le battaglie per la libertà, i diritti, la democrazia e la pace non siano separate, ma costituiscano parti di un’unica responsabilità politica. È su questo terreno che il suo percorso ha incontrato più volte quello del federalismo europeo.