La storia del federalismo europeo è una storia di resistenza contro il potere totalitario e di costruzione di un potere politico nuovo, orientato verso un ordine sociale più giusto e inclusivo, con l’obiettivo di promuovere l’emancipazione dell’umanità. In questo quadro, la libertà di pensiero, la partecipazione politica e il diritto alla privacy rappresentano pilastri irrinunciabili per la tutela della democrazia. Ciò vale in particolare in ambienti come quello universitario, dove il fermento culturale e politico alimenta il progresso e l’innovazione.
Per questi motivi, riteniamo allarmante quanto previsto dall’articolo 31 del Ddl Sicurezza, già approvato alla Camera e in discussione al Senato, che impone di fatto a università ed enti di ricerca l’obbligo di collaborare con i servizi segreti (DIS, AISE e AISI) su loro richiesta, con la possibilità di derogare alle normative vigenti in materia di riservatezza. Questo articolo, oltre a rappresentare una grave violazione del diritto alla privacy, espone studenti, ricercatori e accademici al rischio di essere schedati e controllati per le loro idee, trasformando le università da luoghi di libertà intellettuale a potenziali spazi di sorveglianza.
Vale la pena ricordare che spazi di collaborazione tra università e servizi di intelligence sono già previsti dall’attuale quadro normativo, come sottolineato dal Rettore dell’Università di Pisa in una recente intervista. Tuttavia, queste collaborazioni si fondano su principi di volontarietà e limiti ben definiti, che evitano interferenze indebite con l’autonomia accademica.
Ci risulta dunque incomprensibile in che modo, con tale previsione, possa essere più tutelata la sicurezza di chi vive l’ambiente accademico, come fatto presente da alcuni esponenti della maggioranza. Una revisione degli attuali limiti e principi di collaborazione che obblighi gli atenei a raccogliere e trasmettere informazioni su studenti e ricercatori ci appare invece più come una una chiara ingerenza del potere esecutivo e un’inaccettabile minaccia alla libertà di espressione, in aperto contrasto con i valori democratici su cui si fondano le nostre Istituzioni nazionali ed europee e nella cui piena realizzazione è posta la base della nostra militanza.
Come Gioventù Federalista Europea, da vent’anni denunciamo attraverso la campagna “Democracy Under Pressure” la pericolosità delle politiche securitarie che limitano la libertà di espressione, alimentano il controllo sociale e minano il pluralismo democratico. Spesso, il quadro politico europeo fa sì che la nostra attenzione sia catturata da episodi clamorosi di violazione dello Stato di diritto e dei diritti umani, quali l’ingerenza del Governo ungherese sulla magistratura o la repressione del dissenso con l’uso della forza in Bielorussia, ma ciò non deve in alcun modo limitare la nostra preoccupazione perché la pienezza dei diritti sia garantita nel nostro Paese. Libertà e democrazia non vanno mai date per scontate, ovunque ci si trovi.
Non possiamo, dunque, che unirci con forza alle proteste contro questo decreto, richiamando tutti i Parlamentari e i membri del Governo a una profonda riflessione sul suo contenuto.
L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele
Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.
La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.
Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.