Il naufragio avvenuto in Grecia potrebbe restituire uno degli esiti più drammatici nella lunga serie di colpevoli tragedie nel Mediterraneo, il confine ad oggi più mortale al mondo, di cui da anni siamo tutte e tutti testimoni.
Migliaia di vite umane perse, colpevoli di aver cercato un futuro migliore di pace, democrazia, libertà e giustizia sociale. Principi che dovrebbero essere universali per ogni cittadina/o del mondo, dichiarati nelle Costituzioni nazionali e nei Trattati europei, e che vengono sistematicamente violati dai governi nazionali. Siamo stanchi di una politica ferma ai vecchi schemi, alle vecchie risposte e alle aberrazioni di un nazionalismo che avremmo voluto aver superato e che invece ancora definisce le nostre società in modo così violento. Anche l’indifferenza ne è un sintomo che ricorda il periodo più buio della nostra storia del Novecento.
Da anni avremmo dovuto prevedere una nuova azione di salvataggio continentale sul modello di Mare Nostrum; smantellare l’impianto esternalizzante in favore di una politica estera europea mirata alla salvaguardia dei diritti umani e alla stabilizzazione delle aree di vicinato; riformare il Regolamento di Dublino con la sua miope regola del primo Paese di arrivo e rivedere l’impianto della politica di immigrazione europea anche per chi arriva in Europa scappando dalla povertà. Siamo invece testimoni del rafforzamento della fortezza Europa che continua ad alzare le sue mura ignorando chi oggi muore alle sue porte.
Per superare queste contraddizioni, serve una riforma dei trattati europei in senso costituente e federale, serve definire una volta per tutte l’identità del progetto europeo come modello per un governo democratico della globalizzazione e che metta al centro la dignità della vita umana, indipendentemente dal Paese di origine, dal sesso, dall’età e dall’etnia.
Per queste ragioni, a fronte di questa ennesima tragedia, chiediamo alla società civile e ai cittadini e alle cittadine di sostenere l’apertura di una Convenzione europea e di partecipare alla campagna EurHope verso le prossime elezioni europee del 2024.
Questa Europa ha bisogno di destarsi dal torpore e dall’immobilismo. Questa Europa ha bisogno di una svolta.
L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele
Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.
La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.
Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.