Il Consiglio europeo appena conclusosi si è svolto in un momento cruciale per la vita dell’Unione europea, esposta a pressioni esterne sempre più esplicite, tanto da ovest quanto da est.
La Gioventù Federalista Europea accoglie positivamente il rinnovo per altri due anni del sostegno economico all’Ucraina, che altrimenti si sarebbe trovata in seria difficoltà a resistere e a sedersi ad un eventuale tavolo di pace con una posizione di relativa forza. È altresì un segnale incoraggiante la scelta di ricorrere al debito comune, garantito dal bilancio europeo, aggirando l’unanimità di fatto con l’opting-out dei tre Paesi non disponibili a partecipare, secondo una logica assimilabile a una cooperazione strutturata permanente.
Il sempre più frequente uso del debito comune, oltre a dimostrare una crescente consapevolezza che certi problemi vadano affrontati insieme, pone sempre più insistentemente la questione di una capacità fiscale europea e di un bilancio alimentato da vere risorse proprie, che sia in grado di offrire solide garanzie sul debito emesso.
La misura, tuttavia, resta emergenziale, destinata ad affrontare un problema specifico e non in maniera risolutiva; non basta per assicurare una prospettiva di pace giusta e duratura. Per la copertura dei prestiti i leader europei non pensano ad una soluzione strutturale, ma a servirsi dei risarcimenti che la Russia eventualmente concederà all’Ucraina o, in alternativa, degli asset russi congelati.
Ciò che è mancato, ancora una volta, è una risposta politica all’altezza delle sfide strategiche in corso. Nessuna presa di posizione chiara è arrivata in merito alla National Security Strategy statunitense e alla necessità per l’Unione di rafforzare la propria autonomia strategica. Non si è discusso del superamento del voto all’unanimità, che ancora una volta ha rappresentato un ostacolo all’assunzione di decisioni coraggiose, né sono stati decisi passi in avanti significativi nella costruzione di un Sistema Europeo di Difesa, che consentirebbe agli europei di prestare adeguate garanzie di pace all’Ucraina ed esercitare una propria politica estera, volta alla sicurezza e alla promozione di un nuovo ordine globale basato sul diritto e non sulla forza.
Per di più, l’approvazione dell’accordo tra Unione europea e Mercosur è stata rinviata, a causa del peso che gli Stati nazionali continuano ad avere anche su una materia che è di competenza europea, rischiando di provocare un danno all’Europa. In un momento in cui il mercato europeo subisce i dazi di Trump e le restrizioni imposte dalla Cina, questa scelta rischia di minare la credibilità dell’Unione agli occhi di un potenziale alleato molto prezioso.
Il Consiglio europeo conferma dunque un dato di fondo: senza un reale trasferimento di sovranità, l’Europa non è in grado di tutelare efficacemente i propri interessi né di difendere i propri valori. Per questo la Gioventù Federalista Europea ribadisce la necessità di un’Unione pienamente federale, responsabile della politica estera, della politica commerciale, della politica di sicurezza e difesa per rendere l’Europa un attore credibile sul piano internazionale.
L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele
Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.
La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.
Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.