La bozza di accordo tra USA e Russia per la “pace” in Ucraina che sta circolando nelle ultime ore suscita profonda preoccupazione e risulta inaccettabile agli occhi delle federaliste e dei federalisti, che ritengono prioritaria la realizzazione di una pace giusta e duratura in Ucraina. Più che un accordo di pace, si tratta infatti dell’imposizione di una resa all’Ucraina e ai suoi alleati europei, completamente esclusi dal tavolo delle trattative.
I 28 punti del piano sono a tutti gli effetti un’umiliazione per il popolo ucraino e per i cittadini dell’Unione europea, poiché impongono loro numerosi impegni e obblighi senza il loro consenso, accogliendo di fatto tutte le principali richieste della Russia e offrendo garanzie soltanto a favore di quest’ultima. Riteniamo particolarmente inammissibile l’annessione di territori ucraini alla Russia, di cui alcuni non controllati militarmente da quest’ultima, e il divieto della disposizione di truppe di interposizione occidentali nella zona di conflitto, come auspicato dalla Coalizione dei volenterosi.
È fondamentale ribadirlo con chiarezza: l’Unione europea deve opporsi ad ogni “accordo” che venga negoziato senza il pieno coinvolgimento di Kyiv e che preveda condizioni così dure.
Mai come in questo momento, però, appare evidente l’irrilevanza e la subalternità dell’Europa e la verità è che si tratta, in larga misura, di una condizione autoimposta. I Governi europei, anziché creare una sovranità europea in materia di difesa e politica estera, hanno scelto di rimanere divisi. Si sono illusi di poter conservare una sovranità nazionale che invece si sgretola giorno dopo giorno davanti alla brutalità delle potenze globali, per cui la forza, e non il diritto, è il principale strumento di politica internazionale. Davvero dopo un accordo di questo genere gli Stati europei potranno ancora dirsi sovrani? Il piano di Trump, se realizzato, costituirebbe l’ennesimo passo verso la demolizione della loro sovranità e l’irrilevanza dell’Europa.
Per invertire questa tendenza la via da percorrere è quella di dotare l’Unione europea di una politica estera realmente unica e autonoma, sostenuta da un proprio sistema di difesa. Ciò va nell’interesse della stessa Ucraina, che vede nell’Unione europea uno spazio politico stabile capace di garantire sicurezza e pace nel continente. L’Europa, se unita, avrebbe tutti gli strumenti per difendere e sostenere i propri interessi e i propri valori (la pace, il multilateralismo, il diritto internazionale, ecc.) e potrebbe tornare a determinare il proprio destino, oltre che ad offrire maggiori garanzie alla libertà e all’indipendenza del popolo ucraino.
Il superamento del voto all’unanimità in Consiglio in materia di politica estera e di difesa è un passaggio fondamentale, dettato non da un’opzione ideologica ma da una necessità pratica: l’UE deve disporre di meccanismi decisionali efficaci. Questo è solo il primo passo, a cui tanti altri dovranno seguire, verso la realizzazione di un’autonomia strategica, vitale in tempi rapidi.
Non c’è più tempo. Questa è la prova che l’Europa non può più accontentarsi di mezze misure: occorre una reale Comunità politica europea, una Federazione capace di prevenire e rispondere alle minacce esterne. È giunto il momento che la società europea si mobiliti e che i nostri governanti, nazionali ed europei, comprendano che siamo di fronte ad un bivio: o unirsi ed essere artefici del nostro destino o rimanere divisi e accettare che sia una potenza straniera a decidere per noi, rinunciando pertanto ai nostri interessi e ai nostri valori. Ora o mai più.
Consiglio europeo: i governi rincorrono gli eventi, ma l’Europa ha bisogno di governarli
Il Consiglio europeo che si è appena concluso ha confermato ancora una volta il divario tra la portata delle sfide che l’Unione ha davanti e la capacità dei governi di affrontarle: le ed i leader europei si sono presentati al vertice per l’ennesima volta divisi, incapaci di assumere decisioni all’altezza del momento.
Per noi federaliste e federalisti il problema è sempre lo stesso: finché le scelte fondamentali sul bilancio, sulla difesa e sul futuro dell’Unione resteranno ostaggio di veti incrociati e di calcoli nazionali, l’Europa continuerà a rincorrere gli eventi anziché governarli. Ne sono una prova i tre punti al centro del vertice: il Quadro Finanziario Pluriennale, la guerra in Ucraina e la sicurezza europea, l’allargamento.