Da venerdì 14 a domenica 16 novembre si è tenuto a Strasburgo (Francia) il XXVIII Congresso dei Giovani Federalisti Europei (JEF Europe), durante il quale sono stati rinnovati Presidente, Vicepresidenti, l’Executive Board, i membri del Federal Committee e altri organi statutari che guideranno l’organizzazione per i prossimi due anni.
Le votazioni, a cui hanno partecipato delegazioni dalle varie sezioni nazionali (tra cui anche quella italiana), hanno eletto: Moritz Hergl come nuovo presidente, Debora Striani come Vicepresidente Senior e Nea-Maria Törmänen come Vicepresidente Junior, Anna van de Moosdijk come tesoriera. L’Executive Board risulta poi composto da: Konstantine Gagnidze, Dvir Aviam Ezra, Achilles Tsirgis e Sara Rocchetto. Il Comitato federale ha eletto Nea-Bettina Baarman, Valentin Petri e Nikos Chircop come suo Presidium.
Durante il congresso sono stati eletti anche i co-Chair delle diverse Political Commission, tra questi ricordiamo: Stefano Chiesa per la PC1 (Institutional affairs and Governance), Alberto Gasparato per la PC2 (Internal European affairs) e Federico Tosi per la Task Force “Global Federalism”.
A queste commissioni, guidate da italiani se ne aggiungono altre: PC3: External affairs and global governance, Task Force: fighting nationalism, Task Force: capacity building e infine Task Force: civic education.
Riportiamo infine con piacere che durante questo congresso sono state approvate anche le sezioni di Moldavia, Ucraina e Georgia.
La JEF Europe si prepara quindi ad affrontare le principali sfide del nostro tempo – dalla lotta al nazionalismo e all’emancipazione dei giovani al rafforzamento della solidarietà europea e del federalismo globale.
Il Consiglio europeo ha discusso di sfide globali, ma l’Unione non può affrontare il futuro con le regole del passato
Tra ieri e oggi si è svolto a Bruxelles il Consiglio europeo, il primo dopo la sconfitta elettorale di Orban in Ungheria, fatto che ha reso possibile dopo lungo tempo l’approvazione di conclusioni a 27. Segnale politico importante ma anche prova dei limiti strutturali dell’assetto intergovernativo dove il veto di un singolo Governo può bloccare le decisioni.
Sul fronte Ucraina il risultato è positivo: i Paesi europei concordano su maggiore pressione sulla Russia e sulla necessità di prepararsi a future trattative di pace alle quali l’Unione deve partecipare. Serve però ora una figura unica europea che rappresenti l’Unione ai negoziati.
Meno soddisfacenti, invece, sono le conclusioni del Consiglio europeo su Israele e Palestina. In quanto ad azioni concrete, l’Unione europea è ancora una volta inerme. Non disponendo di una politica estera unica, si limita a impegnarsi in missioni civili e di ricostruzione. Dovrebbe perlomeno avere il coraggio di prendere un’iniziativa che rientra pienamente tra i suoi attuali poteri: sospendere l’accordo di associazione con Israele.