La Gioventù Federalista Europea aderisce alla Catena Umana della Pace e della Fraternità

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In tempi di Covid-19, la tradizionale Marcia della Pace si trasforma nella Catena Umana della Pace e della Fraternità da Perugia ad Assisi. Per MFE e GFE, membri del coordinamento, un appuntamento importante e un’adesione, quest’anno, ancora più convinta e densa di significato a partire dal comunicato stampa diffuso dal Comitato Marcia PerugiAssisi

(…) in un momento così difficile, vogliamo riaffermare la nostra cittadinanza europea e l’urgenza di fare dell’Europa un grande strumento di pace e di giustizia. Noi abbiamo bisogno dell’Europa come abbiamo bisogno della pace. Abbiamo bisogno di salvarla da tutti quelli che la vorrebbero sempre più debole, frammentata e marginalizzata. Ma abbiamo anche un grande bisogno di cambiarla e di renderla sempre più vicina, solidale e nonviolenta. E, per questo, abbiamo bisogno di completarne la costruzione politica.

Abbiamo bisogno urgente di un’Europa che sappia valorizzare ogni vita umana e assicurare a tutti una vita dignitosa. Un’Europa che sappia garantire la sicurezza umana di ogni persona, senza lasciare per davvero nessuno indietro.

Abbiamo bisogno di affrontare collettivamente le tante crisi sociali aperte e di costruire una nuova economia a servizio delle persone non più basata sulla competizione ma sulla cooperazione.

Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di fare dell’Europa un soggetto politico di pace, autonomo e indipendente, determinato a rafforzare e democratizzare le Nazioni Unite per un ordine mondiale più giusto, pacifico e democratico centrato sul diritto internazionale dei diritti umani. Insieme dobbiamo lavorare strenuamente per fermare il cambiamento climatico, affrontare i drammi delle migrazioni, mettere fine alle guerre e ai traffici delle armi. Anche per questo dobbiamo riaprire i cantieri di costruzione della Casa Comune Europa e della Comunità del Mediterraneo.”

Roma, 10 ottobre 2020

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L’Unione europea si assuma il coraggio di sospendere le relazioni con Israele

Lo Stato di Israele sta perpetrando, ormai da tempo, un genocidio ai danni della popolazione palestinese a Gaza, violando continuamente il cessate il fuoco, istituito l’8 ottobre 2025. Parallelamente, prosegue il progetto di annessione di fatto della Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti israeliani – sempre più violenti e radicalizzati – sostenuti dall’IDF e con abusi sistematici ai danni della popolazione palestinese.

La violenza e l’illegittimità delle azioni perpetrate dallo Stato di Israele è evidenziata anche nei confronti delle e degli attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali e sottoposti a trattamenti disumani e degradanti.

Come Gioventù Federalista Europea condanniamo con fermezza queste azioni, come ogni violazione del diritto internazionale, e non possiamo non inorridire al pensiero che ciò che le e gli attivisti internazionali sperimentano parzialmente, per alcuni giorni o settimane, è la realtà inumana a cui il popolo palestinese è sottoposto da più di ottant’anni. Sosteniamo la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele in virtù del suo articolo 2, per cui le relazioni tra le parti si devono fondare sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.

Tra guerra e crisi energetica: il salto di qualità di cui l’Europa ha bisogno

Gli sviluppi delle ultime settimane mostrano chiaramente la fragilità delle tregue in Medio Oriente: tra USA e Iran persistono scontri indiretti, con Washington che intercetta navi iraniane e Teheran che ostacola lo Stretto di Hormuz, mentre i negoziati restano inconcludenti. Anche la tregua tra Israele e Libano è instabile, segnata da attacchi israeliani e reazioni di Hezbollah, con gravi conseguenze per i civili.

In quanto federaliste e federalisti europei condanniamo la violenza come metodo di risoluzione delle controversie e pretendiamo quindi che l’Europa in questa fase si impegni a svolgere una funzione di de-escalation e pacificazione nell’area. Siamo convinte e convinti che se l’Europa disponesse di una politica estera unica e autonoma, supportata da un sistema di difesa comune, la sua capacità di incidere su questo piano sarebbe maggiore.

Auspichiamo quanto meno che le e i Capi di Stati e di Governo concordino sul fatto che il lavoro per un cessate il fuoco nell’area e un ripristino della normalità non sia affidato ai singoli Stati membri in maniera tra loro poco coordinata, ma all’Unione europea in maniera unitaria.

L’Ungheria ha scelto di costruire un nuovo capitolo europeo

Si sono tenute ieri le elezioni in Ungheria, che hanno visto una grandissima affluenza. Il partito Tisza di Péter Magyar, primo oppositore di Orban, ha ottenuto la maggioranza assoluta, segnando una discontinuità politica rilevante nel panorama del Paese e dell’Europa centro-orientale.

Questo esito elettorale rappresenta un chiaro segnale di rigetto delle derive illiberali e autoritarie che negli ultimi anni hanno messo in discussione i principi fondamentali dello Stato di diritto e i valori fondanti dell’Unione europea. Il voto espresso dai cittadini ungheresi dimostra l’esistenza di una volontà concreta di riportare il Paese all’interno di un percorso pienamente democratico, trasparente e ancorato al progetto europeo.

Considerazioni preliminari sul Consiglio europeo (19-20 Marzo)

Tra oggi e domani le ed i leader europei si riuniranno a Bruxelles per discutere della crisi in Medio Oriente, ma anche di competitività, bilancio e sostegno all’Ucraina.

In quanto federaliste e federalisti europei chiediamo con forza che l’Unione europea prenda ancora di più le distanze, in maniera compatta, da un’operazione statunitense di cui risultano poco chiari gli obiettivi e che rischia di protrarsi a lungo, oltre a denunciarne la chiara violazione del diritto internazionale. Ribadiamo inoltre la necessità che il Consiglio europeo assuma il coraggio e la volontà politica di svolgere una funzione di de-escalation nell’area e intraprendere azioni per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.
Il Consiglio europeo dovrà anche dare concretezza alla promessa di impegnarsi nel completamento del Mercato unico europeo e di rilanciare la competitività. Riteniamo infine che il vertice si debba concludere con l’approvazione definitiva dei prestiti all’Ucraina, superando l’impasse provocata dal veto ungherese.

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olga osuchowska

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