
Tra guerra e crisi energetica: il salto di qualità di cui l’Europa ha bisogno
Gli sviluppi delle ultime settimane mostrano chiaramente che la tregua tra USA e Iran è tutt’altro che stabile: gli USA intercettano le navi in uscita dai porti iraniani e continuano ad avere l’Iran nel mirino, mentre i Pasdaran continuano a bloccare il passaggio delle navi dallo stretto di Hormuz. I negoziati finora non hanno portato ad alcun reale risultato e il rischio che il conflitto riesploda è molto concreto.
Allo stesso tempo, la tregua tra Israele e Libano appare ancora più fragile, violata continuamente da attacchi israeliani, che mietono vittime nella popolazione civile, ne costringono la maggior parte alla migrazione e innescano le risposte di Hezbollah, riportando il Libano ad uno stato di guerra e di insicurezza.
In quanto federaliste e federalisti europei condanniamo la violenza come metodo di risoluzione delle controversie e pretendiamo quindi che l’Europa in questa fase si impegni a svolgere una funzione di de-escalation e pacificazione nell’area, ruolo che il Pakistan sta provando a svolgere con ben pochi successi. Siamo convinte e convinti che se l’Europa disponesse di una politica estera unica e autonoma, supportata da un sistema di difesa comune, la sua capacità di incidere su questo piano sarebbe maggiore. Quindi auspichiamo quanto meno che le ed i Capi di Stati e di Governo, appena riunitisi a Cipro per un Consiglio europeo informale, concordino sul fatto che il lavoro per un cessate il fuoco nell’area e un ripristino della normalità non sia affidato ai singoli Stati membri in maniera tra loro poco coordinata, ma all’Unione europea in maniera unitaria.

L’Ungheria ha scelto di costruire un nuovo capitolo europeo
Si sono tenute ieri le elezioni in Ungheria, che hanno visto una grandissima affluenza. Il partito Tisza di Péter Magyar, primo oppositore di Orban, ha ottenuto la maggioranza assoluta, segnando una discontinuità politica rilevante nel panorama del Paese e dell’Europa centro-orientale.
Questo esito elettorale rappresenta un chiaro segnale di rigetto delle derive illiberali e autoritarie che negli ultimi anni hanno messo in discussione i principi fondamentali dello Stato di diritto e i valori fondanti dell’Unione europea. Il voto espresso dai cittadini ungheresi dimostra l’esistenza di una volontà concreta di riportare il Paese all’interno di un percorso pienamente democratico, trasparente e ancorato al progetto europeo.

Confirmation of Support – Next Generation JEF
We confirm that JEF Italy received support from the Next Generation JEF program. This initiative is co-funded by the European Union.