La Gioventù Federalista Europea esprime con fermezza la propria opposizione alle candidature spot dei leader di partito alle elezioni europee. Questa tendenza, sempre più diffusa, è una mancanza di rispetto verso il Parlamento europeo, l’unica Istituzione dell’Unione europea direttamente eletta dai cittadini, e riduce un momento cruciale di democrazia a un mero sondaggio elettorale.
Il Parlamento europeo dovrebbe essere il cuore pulsante della democrazia europea, un luogo dove le idee si confrontano e dove i cittadini europei trovano rappresentanza in persone convinte e pronte, per l’intero mandato, a plasmare quelle politiche che influenzano milioni di vite.
Tuttavia, nel contesto italiano, le elezioni per il Parlamento europeo vengono percepite da molti partiti come una sorta di “mid-term elections” per misurare il proprio consenso tra i cittadini.
Se già nel 2014 e nel 2019 abbiamo assistito a una campagna elettorale incentrata soprattutto su tematiche puramente nazionali, in questo 2024 stiamo vivendo una pratica ancor più scorretta, con i leader di quattro tra i maggiori partiti italiani che hanno posto il loro nome quale capolista tra i candidati, pur sapendo che, qualora eletti, non andrebbero comunque a occupare i seggi di Strasburgo e Bruxelles ma rimarrebbero a coprire ruolo odierno, incompatibile con quello di Europarlamentare.
Questo non solo svilisce il ruolo del Parlamento europeo come Istituzione democratica chiave dell’Unione europea, ma manipola le scelte degli elettori, portandoli a decidere su uno scontro di personalità piuttosto che sulle idee e sui programmi politici che determineranno la politica europea dei prossimi cinque anni.
L’elezione al Parlamento europeo, Istituzione che partecipa al processo legislativo europeo, approva il bilancio, supervisiona la Commissione europea e che ha spinto per alcune delle riforme più innovative dell’Unione, non può essere considerata di secondo ordine. Eppure, dei 76 Europarlamentari eletti in Italia nel 2019, ben 13 hanno abbandonato il loro seggio a mandato in corso preferendo un posto alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica o al Consiglio regionale.
A novembre dello scorso anno, è stato proprio il Parlamento europeo ad approvare una proposta di riforma dei Trattati volta a superare l’unanimità in Consiglio e ad ampliare le competenze dell’Unione, dimostrando di essere l’unica Istituzione a spingere concretamente per una maggiore integrazione.
Ci riconosciamo nelle parole dell’ex Presidente della Commissione europea Romano Prodi, che ha affermato come queste candidature siano delle “ferite alla democrazia”.
La GFE sostiene fermamente la necessità di restituire dignità e rilevanza al Parlamento europeo, e questo può avvenire solo attraverso una partecipazione autentica e inclusiva dei cittadini europei. Le elezioni europee, conquistate nel 1979, devono essere un momento di celebrazione della democrazia, un’opportunità per i cittadini di esprimere la propria volontà e costruire il futuro dell’Europa. Ci impegniamo a difendere questi principi e a lavorare per un’Europa più inclusiva, partecipata e democratica.
Non aumentare ma unire: la strategia corretta sugli armamenti per garantire sicurezza all’Europa
Di fronte al disimpegno degli Stati Uniti in Ucraina, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un piano in cinque punti per riarmare l’Europa e proseguire il sostegno a Kyiv.
Se l’obiettivo è la sicurezza dell’Europa intera e unita, è fondamentale che la risposta non sia solo quella di un rafforzamento delle singole capacità nazionali, ma l’integrazione e la creazione di una vera politica di difesa comune. Non basta coordinare le forze armate nazionali, è necessaria la creazione di un esercito europeo, pronto ad affrontare le sfide di un mondo sempre più frammentato e instabile. Non serve aumentare gli armamenti, serve unire.