La GFE si rivolge ai parlamentari europei per rendere il Bilancio Pluriennale davvero «storico»

CONDIVIDI SU
Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Mentre il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e i fondi del piano “Next Generation EU”, così come negoziati dal Consiglio europeo, rappresentano una passo avanti storico per l’Unione europea – grazie all’emissione di debito comune di dimensioni rilevanti – la Gioventù Federalista Europea e la JEF Europe hanno visto in tutto questo un processo incredibilmente imperfetto che ha messo a nudo la necessità di un vero cambiamento. Le quasi 90 ore di negoziati e molteplici compromessi annacquati rivelano inoltre quanto sia obsoleto l’attuale assetto intergovernativo: il Consiglio dell’UE deve diventare un vero senato, su un piano di parità con il Parlamento europeo, mentre il Consiglio Europeo dovrebbe essere abolito. Mentre cerchiamo di far diventare tutto questo realtà, con urgenza dobbiamo allontanarci dal principio dell’unanimità in favore del voto a maggioranza.

A tutto questo si aggiungono le gravi minacce allo stato di diritto, che si moltiplicano in Europa. C’era speranza, in una proposta di condizionalità nel quadro finanziario pluriennale che avrebbe negato l’accesso ai fondi a chi sistematicamente violasse lo stato di diritto.  

 “Questa volta gli Stati membri si sono accordati sui numeri, ma a scapito dei nostri valori fondamentali – afferma Leonie Martin, Presidente JEF Europe – L’Europa non è un gioco a somma zero”

“Per molti degli Stati membri, a partire dall’Italia, l’accordo è descritto come un successo – spiega Antonio Argenziano, Segretario Generale della Gioventù Federalista Europea – Tutti gli stati membri possono rivendicare di aver ottenuto qualcuno dei propri obiettivi. Siamo davanti ad un perfetto esempio di accordo intergovernativo, tutti vedono soddisfatti i propri interessi singoli, a pagarne le spese sono però i beni comuni europei, usciti indeboliti da un piano che si regge molto più sui programmi nazionali che su una comune strategia europea. Era difficile aspettarsi più di questo, alla luce del sistema decisionale in atto – continua Argenziano – a dover essere pesantemente criticato è proprio questo folle sistema intergovernativo, imperniato sui diritti di veto”

Ciò è particolarmente vero per le ambizioni che l’UE ha per il Green Deal. “Next Generation EU”, destinato a essere un programma di investimenti per il futuro, è stato privato di gran parte del peso che il Parlamento e la Commissione avevano pensato in origine. Come il “Just Transition Fund” che dovrebbe sostenere la nostra trasformazione in un’economia verde, che è stato tagliato di oltre due terzi. Oltretutto, anche se gli Stati membri non si impegnano a raggiungere l’obiettivo dell’UE di neutralità climatica entro il 2050, potranno comunque accedere ai fondi stanziati.

 “Il giudizio di questi piani rappresenta poi il punto più critico dell’intero programma – continua Argenziano –  La Commissione esce infatti politicamente sconfitta da questo accordo. Darà un’indicazione di massima sui programmi, ma l’indicazione è subordinata ad un parere preventivo dell’ECOFIN, al cui interno si chiede di trovare un “consenso”. Poco conta che poi il Consiglio approvi alla fine a maggioranza qualificata, il procedimento resta fortemente intergovernativo e comprende vari veti nascosti al suo interno – conclude il Segretario della GFE – Senza parlare dei meccanismi di ricatto politico che ciascun paese può richiamare, pur di vedere accontentate le proprie richieste” L’Unione Europea ha bisogno di  un proprio spazio di autonomia e conseguentemente dotarsi di una propria capacità fiscale.

Chiediamo al Parlamento Europeo di agire al fine di modificare la proposta del Consiglio, in particolare in merito alla parte che riguarda il QFP, chiedendo ulteriore chiarezza su governance e tempi di adozione delle nuove risorse proprie, in modo da specificare l’impatto delle risorse proprie anche sul futuro dell’UE, al di là dell’emergenza covid. Invitiamo a battersi affinché stato di diritto, transizione verde, innovazione e programmi di formazione siano principi messi ancor più al centro dell’accordo su Recovery Fund e QFP. 

In particolare la GFE chiede di avviare un serio processo di rinnovamento della Governance dell’Unione Europea: 

  • va eliminato il sistema di veti in seno al consiglio, che obbliga le istituzioni a compromessi al ribasso;
  • va avviato un processo costituente in cui si rivedano le competenze multilivello dell’Unione e vengano riaffermati i valori fondanti del progetto europeo;
  • Questo processo dovrebbe iniziare quanto prima, sfruttando l’iniziativa della Commissione europea sulla Conferenza sul futuro dell’Europa, in modo da rendere il processo costituente quanto più inclusivo possibile. 
  • Il PE deve avere un ruolo propositivo nell’avviare tale processo, cooperando anche con i parlamenti nazionali.

Roma, 22 luglio 2020

CONDIVIDI
Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email
ALTRI ARTICOLI

Non aumentare ma unire: la strategia corretta sugli armamenti per garantire sicurezza all’Europa

Di fronte al disimpegno degli Stati Uniti in Ucraina, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un piano in cinque punti per riarmare l’Europa e proseguire il sostegno a Kyiv.
Se l’obiettivo è la sicurezza dell’Europa intera e unita, è fondamentale che la risposta non sia solo quella di un rafforzamento delle singole capacità nazionali, ma l’integrazione e la creazione di una vera politica di difesa comune. Non basta coordinare le forze armate nazionali, è necessaria la creazione di un esercito europeo, pronto ad affrontare le sfide di un mondo sempre più frammentato e instabile. Non serve aumentare gli armamenti, serve unire.

L’Ucraina resiste da tre anni, l’Europa ha ancora il coraggio di esistere?

All’alba del 24 febbraio 2022, la Russia scatenava un’invasione su larga scala contro l’Ucraina, riportando il flagello della guerra sul continente europeo e minando le fondamenta della sicurezza e della stabilità internazionale. Tre anni più tardi, l’Europa rischia di essere tagliata fuori dalle trattative che delineeranno il futuro della regione, e con lei la possibilità di una pace giusta e duratura.
Come Gioventù Federalista Europea ribadiamo con fermezza il nostro pieno sostegno all’Ucraina e al suo popolo. Inoltre, chiediamo alle Istituzioni europee di assumersi le proprie responsabilità e di riconoscere il bivio che si trovano ad affrontare: emanciparsi o soccombere.

Evento online su l’Europa al terzo anno di conflitto in Ucraina

Il 24 febbraio ricorrerà il terzo anniversario dell’invasione russa su larga scala in Ucraina, un momento che impone una riflessione sulla situazione attuale e sulle prospettive future.
Per fare il punto, la Gioventù Federalista Europea organizza l’evento online “L’Europa al terzo anno di conflitto in Ucraina”, che si svolgerà lunedì 17 febbraio alle ore 19:00 e che vedrà ospiti Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e della Difesa, e Federico Castiglioni, ricercatore presso l’Istituto Affari Internazionali.

Il presente impone all’Unione europea di farsi garante e riformatrice del multilateralismo

La strategia del “divide et impera” adottata da Donald Trump sta già producendo effetti tangibili. L’assenza di contromisure adeguate rischia di gettare un’ombra inquietante sugli anni a venire, rendendo urgente una riorganizzazione dell’ordine globale.
Nel breve termine, l’Unione europea si deve fare carico della copertura dei contributi non versati dagli Stati Uniti nelle Istituzioni multilaterali, anche nell’ottica di evitare che diventino dipendenti dai contributi di Paesi che non rispettano pienamente i valori e i diritti universali. Occorre salvare il sistema multilaterale dalla prepotenza degli Stati più forti, e non perché sia il modello perfetto, ma perché è l’unico su cui possiamo contare oggi. Occorre, infatti, anche avanzare il ragionamento sulla necessità di una profonda riforma strutturale delle Istituzioni globali.
Il vero antidoto al caos non può che essere una governance mondiale fondata su principi democratici e sul superamento di una logica statocentrica.

Il Ddl Sicurezza mette l’università sotto sorveglianza e la democrazia sotto pressione

La storia del federalismo europeo è una storia di resistenza contro il potere totalitario e di costruzione di un potere politico nuovo, di cui sono pilastri la libertà di pensiero, la partecipazione politica e il diritto alla privacy. La Gioventù Federalista Europea non può quindi che ritenere allarmante quanto previsto dall’articolo 31 del Ddl Sicurezza, in discussione al Senato, che impone di fatto a università ed enti di ricerca l’obbligo di collaborare con i servizi segreti su loro richiesta. Questo articolo rischia di trasformare le università da luoghi di libertà intellettuale a potenziali spazi di sorveglianza.
Ci uniamo con forza alle proteste contro questo decreto e richiama tutti i Parlamentari e i membri del Governo a una profonda riflessione sul suo contenuto.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Cliccando “INVIA” acconsenti che il tuo indirizzo e-mail qui fornito venga trattato dall’associazione Gioventù Federalista Europea – JEF Italy nelle modalità previste dalla Privacy Policy

olga osuchowska

olga.osu@icloud.com

olga osuchowska

olga.osu@icloud.com