Nelle ultime settimane, Italia e Germania hanno presentato una narrazione rinnovata della cooperazione bilaterale, segnata dall’incontro tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz in vista dell’ultimo Consiglio Europeo informale, e dalla firma di un documento politico congiunto insieme al Belgio.
Come Giovani Federalisti Europei di Italia e Germania, non possiamo ignorare la direzione politica e le ambiguità di questa iniziativa. Se da un lato il documento sottolinea competitività, autonomia strategica e forza economica, dall’altro respinge con fermezza l’uso di strumenti comuni di debito europeo come gli Eurobond e altri temi attuali dell’Europa, come la necessità di una difesa comune o di quadri politici sociali e ambientali europei più solidi.
Questa posizione non solo è profondamente allineata alle logiche intergovernative, ma risulta anche sorprendentemente contraddittoria, soprattutto per l’Italia, che storicamente ha sostenuto gli Eurobond come strumento necessario di solidarietà, investimento e coesione europea. Come giovani europei, vogliamo che i nostri leader politici creino basi solide per il nostro futuro.
Quella che viene definita “cooperazione permanente” tra Italia e Germania sembra, a prima vista, segnalare forza e stabilità. Eppure, la sua sostanza politica resta poco chiara. Le contraddizioni sono emerse rapidamente alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove, poco dopo l’intervento di Merz, la Presidente del Consiglio Meloni si è distanziata da alcuni elementi chiave della direzione proposta per l’Europa. Questo solleva una domanda fondamentale: quanto può essere realmente solida un’alleanza i cui membri divergono pubblicamente già alla prima grande occasione internazionale?
Da una prospettiva federalista, la competitività senza investimenti comuni, e la cooperazione senza strumenti fiscali condivisi, è una promessa vuota. Rifiutare gli Eurobond pur dichiarando di voler rafforzare il ruolo globale dell’Europa significa indebolire la capacità dell’Unione di agire, investire e rispondere collettivamente alle crisi. Si rischia di trasformare la coordinazione bilaterale in un esercizio puramente tattico, guidato più da calcoli politici interni che da una reale visione europea. Trascurare inoltre il tema più urgente di un’Unione Europea della Difesa comune nelle proposte attuali significa ignorare la realtà geopolitica.
Chiediamo quindi alla “coppia MeMe”:
– Qual è il vero obiettivo di questa cooperazione italo-tedesca se esclude gli strumenti necessari per rendere l’Europa più forte e più unita?
– Come possono i governi parlare di autonomia strategica rifiutando la responsabilità fiscale comune?
– Questa alleanza è pensata per costruire il futuro dell’Europa, o per servire agende politiche nazionali a breve termine?
– E infine, questa “cooperazione permanente” produrrà passi concreti verso una più profonda integrazione europea, o resterà uno slogan permanente – usato selettivamente, quando conveniente?
L’Europa non ha bisogno di alleanze ambigue. Ha bisogno di coraggio politico, coerenza e di un chiaro impegno verso un futuro federale.
Gioventù Federalista Europea e JEF Deutschland
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In recent weeks, Italy and Germany have presented a renewed narrative of bilateral cooperation, marked by the meeting between Giorgia Meloni and Friedrich Merz ahead of the last informal European Council, and by the signing of a joint political document together with Belgium.
As Young European Federalists from Italy and Germany, we cannot ignore the political direction and the ambiguities of this initiative. While the document emphasizes competitiveness, strategic autonomy, and economic strength, it firmly rejects the use of common European debt instruments such as Eurobonds and other current European challenges such as the need for a common defense or stronger European social and environmental policy frameworks.
This position is not only deeply aligned with intergovernmental logics, but also strikingly contradictory—particularly for Italy, which has historically supported Eurobonds as a necessary tool for European solidarity, investment, and cohesion. As young Europeans, we want our political leaders to create a solid ground for our future.
This so-called “permanent cooperation” between Italy and Germany appears, at first glance, to signal strength and stability. Yet, its political substance remains unclear. The contradictions quickly became evident at the Munich Security Conference, where, shortly after Merz’s intervention, Prime Minister Meloni distanced herself from key elements of the proposed direction for Europe. This raises a fundamental question: how solid can this alliance really be if its members publicly diverge at the first major international stage?
From a federalist perspective, competitiveness without common investment, and cooperation without shared fiscal tools, is an empty promise. Rejecting Eurobonds while claiming to strengthen Europe’s global role means weakening the Union’s capacity to act, invest, and respond collectively to crises. It risks turning bilateral coordination into a purely tactical exercise, driven more by domestic political calculations than by a genuine European vision. Also neglecting the most urgent current issue of a Common European Defense Union in these proposals ignores the geopolitical reality.
We therefore ask to the “MeMe couple”:
– What is the real objective of this Italian-German cooperation if it excludes the very instruments needed to make Europe stronger and more united?
– How can governments speak of strategic autonomy while refusing common fiscal responsibility?
– Is this alliance meant to build Europe’s future, or to serve short-term national political agendas?
– And finally, will this “permanent cooperation” produce concrete steps toward deeper European integration, or will it remain a permanent slogan – used selectively, when convenient?
Europe does not need ambiguous alliances. It needs political courage, coherence, and a clear commitment to a federal future.
JEF Italy and JEF Deutschland