Il 24 febbraio di quattro anni fa iniziava l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. E ancora dopo quattro anni, il popolo ucraino combatte, per la libertà, per l’indipendenza, per resistere all’aggressione del regime di Vladimir Putin.
Oggi, rispetto ad allora, sono in corso negoziati di pace guidati dagli Stati Uniti, il cui nodo centrale – i territori contesi – non trova soluzione. Gli equilibri sembrano premiare Mosca, con gli stessi Stati Uniti che esercitano pressioni sull’Ucraina perché ceda sui punti più contesi, e il rischio è che per “pace” si intenda il semplice congelamento del conflitto, la stabilizzazione di un’ingiustizia, più che il ripristino del diritto internazionale.
E l’Europa? Dovrebbe reagire con nuove sanzioni e con un sostegno concreto e strutturale, ma la regola dell’unanimità continua a paralizzarla. L’Ungheria, questa volta appellandosi al blocco ucraino dell’oleodotto Druzhba, frena decisioni vitali e così l’Unione non appare un partner davvero credibile per chi guarda all’Europa come alla propria casa futura. Inoltre, l’assenza di una voce unica e autonoma in politica estera impedisce all’UE di sedere al tavolo delle trattative, nelle quali di fatto si discute non solo del destino dell’Ucraina, ma anche del futuro dell’Europa.
Dall’inizio dell’invasione, la Gioventù Federalista Europea è al fianco del popolo ucraino, della libertà e del diritto alla difesa. Non si tratta soltanto di solidarietà, ma di coerenza politica: difendere l’Ucraina significa difendere l’idea stessa di Europa come spazio di diritto, come comunità fondata sulla pace e sulla cooperazione. Anche quest’anno siamo scese e scesi in piazza per chiedere una pace giusta e duratura, nella convinzione che questa non sia il risultato di un compromesso tra grandi potenze, deciso sopra la testa dei popoli, ma che si fondi su istituzioni sovranazionali forti, legittimate democraticamente e capaci di arginare le ambizioni imperiali.
La nostra posizione è chiara e non cambierà. L’Unione europea deve svolgere un ruolo significativo come costruttrice di pace, facendosi promotrice, a livello globale, di un nuovo ordine fondato non sulla legge del più forte, ma sulla forza del diritto. Un ordine in cui le Istituzioni mondiali non siano semplici forum diplomatici, ma strumenti efficaci di garanzia collettiva, capaci di prevenire le aggressioni e di tutelare i popoli.
Per ottenere questi risultati è necessario superare il voto all’unanimità in Consiglio, che rende l’UE ostaggio dei veti nazionali, e dotarsi di un sistema di difesa comune, autonomo ed efficace. Solo un’Europa unita, sovrana e capace di agire potrà garantire una sicurezza reale all’Ucraina, alle e ai suoi cittadini. Solo un’Europa che sappia parlare con una sola voce ed agire con una sola volontà potrà costruire un futuro in cui la libertà non sia mai più oggetto di trattativa, ma il fondamento irrinunciabile della convivenza tra popoli.
La vicenda iraniana mostra ancora una volta la necessità di un ordine multilaterale veramente basato sul diritto
Nella giornata di ieri, in un’operazione congiunta, Israele e Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. È stato reso noto nella serata che anche la Guida suprema Khamenei è tra le vittime dell’attacco: un fatto destinato ad avere conseguenze profonde e imprevedibili sugli equilibri interni del Paese e sulla stabilità dell’intera regione.
Il regime degli Ayatollah è un regime autoritario e sanguinoso. Auspichiamo insieme alla popolazione iraniana che possa sorgere nel Paese un regime democratico, eletto dal popolo e rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Tuttavia, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per l’ennesima violazione del diritto internazionale.