Domani si riunirà per la prima volta a Washington il “Board of Peace”, organizzazione internazionale dai contorni nebulosi lanciata da Donald Trump per riportare la pace nella Striscia di Gaza. Stando al suo Statuto, Trump ne ricopre la presidenza a titolo personale e dispone di poteri fondamentalmente assoluti: può invitare o espellere Paesi a sua discrezione, approvare tutte le decisioni e porre il veto. Il Board of Peace è stato addirittura validato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha di fatto “appaltato” a questo organo la risoluzione del conflitto e della crisi umanitaria nella Striscia.
Alla riunione di domani alcuni Paesi europei, come l’Italia, parteciperanno come osservatori e anche la Commissione europea invierà a Washington una propria rappresentante, la Commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, nonostante vi siano molti dubbi sulla compatibilità di questo organismo con i principi dell’Unione europea.
Il Board of Peace rappresenta l’esempio più lampante dell’unilateralismo statunitense e del piano dell’amministrazione Trump di demolire le istituzioni internazionali nate con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Infatti, seppur nato ufficialmente per la pacificazione del conflitto israelo-palestinese, ora viene presentato dai suoi promotori come una piattaforma più ampia per la risoluzione dei conflitti internazionali, con la nemmeno troppo velata ambizione di sostituirsi all’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Per quanto riguarda Gaza, l’insediamento del Board of Peace coincide con l’avvio ufficiale della seconda fase del piano presentato da Trump, ma di fatto la prima fase è ben lontana dall’essere completata: il cessate il fuoco viene continuamente violato e nel frattempo Israele si orienta sempre di più verso un’annessione completa della Cisgiordania.
L’Unione europea e i suoi Stati Membri non dovrebbero offrire alcuna legittimazione a questa iniziativa di Trump, al contrario, dovrebbero insistere per un rafforzamento delle istituzioni multilaterali esistenti, facendosi promotrici di riforme che ne accrescano l’efficacia e l’inclusività. È solo dalle istituzioni multilaterali riformate e pienamente funzionanti che possono passare la risoluzione dei conflitti e le garanzie di una convivenza pacifica, anche in aree delicate come quella mediorientale.
Occorre perciò che l’Europa adotti una propria posizione autonoma e la mantenga in maniera compatta: una politica estera unica ed effettivamente europea che le consenta di fare fronte comune con quelle aree del mondo che ancora credono nel multilateralismo e nel diritto.
La vicenda iraniana mostra ancora una volta la necessità di un ordine multilaterale veramente basato sul diritto
Nella giornata di ieri, in un’operazione congiunta, Israele e Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. È stato reso noto nella serata che anche la Guida suprema Khamenei è tra le vittime dell’attacco: un fatto destinato ad avere conseguenze profonde e imprevedibili sugli equilibri interni del Paese e sulla stabilità dell’intera regione.
Il regime degli Ayatollah è un regime autoritario e sanguinoso. Auspichiamo insieme alla popolazione iraniana che possa sorgere nel Paese un regime democratico, eletto dal popolo e rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Tuttavia, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per l’ennesima violazione del diritto internazionale.