Domani 12 febbraio si riunisce un Consiglio europeo informale, al quale sono stati invitati a partecipare anche Enrico Letta e Mario Draghi, con l’intento di confrontarsi su un possibile aggiornamento dei loro rapporti alla luce dei più recenti sviluppi. Letta ha già anticipato che tenterà di capire se la Commissione e i leader europei hanno finalmente intenzioni serie sulla necessità di avanzare nell’integrazione, mentre Draghi è stato molto chiaro nel discorso a Leuven: l’Europa deve passare definitivamente da confederazione a federazione.
Oggi l’Unione europea è esposta a pressioni esterne sempre più forti, non solo da est, dove la Russia non intende interrompere i bombardamenti sull’Ucraina e continua a compiere atti di guerra ibrida contro l’Europa, ma ormai anche da ovest, dove gli Stati Uniti di Trump sono guidati da una National Security Strategy che attacca apertamente il processo di integrazione europea e non esitano ad assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti del proprio storico alleato. In generale, Stati Uniti, Russia e Cina stanno di fatto cercando di sostituire il diritto e le organizzazioni internazionali con la legge del più forte.
La risposta dell’Europa, tuttavia, continua ad essere debole, a causa della sua persistente frammentazione. Fino a quando resteranno divisi, gli Stati europei saranno deboli e condannati a subire decisioni prese da potenze che parlano il linguaggio della forza.
Noi federalisti e federaliste lottiamo per un’Europa diversa: un’Europa in cui i singoli Stati cedano parte della propria sovranità e si dotino di strumenti politici, economici, giuridici comuni per affrontare in maniera efficace crisi che hanno forti ricadute su cittadini e cittadine europee.
Domani le nostre Sezioni si mobiliteranno in molte città. Lo faranno per chiedere ai leader europei passi in avanti significativi nel processo di integrazione europea, nella convinzione che solo un’Europa più unita e federale possa garantire benessere ai suoi cittadini, difendere i suoi valori fondamentali e farsi promotrice di un ordine internazionale multilaterale fondato sul diritto, contribuendo in modo credibile ed efficace alla pace e alla stabilità del mondo.
La vicenda iraniana mostra ancora una volta la necessità di un ordine multilaterale veramente basato sul diritto
Nella giornata di ieri, in un’operazione congiunta, Israele e Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. È stato reso noto nella serata che anche la Guida suprema Khamenei è tra le vittime dell’attacco: un fatto destinato ad avere conseguenze profonde e imprevedibili sugli equilibri interni del Paese e sulla stabilità dell’intera regione.
Il regime degli Ayatollah è un regime autoritario e sanguinoso. Auspichiamo insieme alla popolazione iraniana che possa sorgere nel Paese un regime democratico, eletto dal popolo e rispettoso dei diritti dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Tuttavia, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per l’ennesima violazione del diritto internazionale.