Il 24 febbraio 2022 la Russia invadeva militarmente l’Ucraina, riportando prepotentemente la guerra in Europa. A due anni di distanza da quel giorno, lo scenario bellico rimane pressoché immutato. A cambiare, con numeri in drammatico aumento, sono i dati sulle morti, civili e militari, come quelli sugli sfollati e sui rifugiati.
Dall’inizio dell’invasione, la Gioventù Federalista Europea si è schierata dalla parte del diritto all’autodeterminazione e alla difesa del territorio e del popolo ucraino, e dalla parte degli ideali di libertà e democrazia che questo, da anni, aveva iniziato a guardare quali punti cardine per la costruzione di una società giusta e pacifica.
Nel corso di questi due anni il nostro sostegno si è articolato sul piano ideale e materiale, portando aiuti alla popolazione aggredita in territorio ucraino con la Carovana per la Pace #StopTheWarNow.
In questi giorni scenderemo, di nuovo, in piazza per rinnovare il nostro sostegno alla libertà dell’Ucraina, per chiedere una condanna netta nei confronti del regime di Putin da parte di tutte le forze politiche, e per rinnovare la richiesta di un’estensione dello Stato di diritto sul piano internazionale come alternativa alla violenza e alla guerra per la risoluzione dei conflitti.
La pace è il valore fondativo dell’UE. La sua promozione passa dalla creazione di Istituzioni sovranazionali in grado di impedire velleità imperialiste.
L’Unione europea ha messo in campo, in questi due anni, diversi strumenti militari e non in supporto all’Ucraina, che però risultano talvolta rimanere ostaggio di capricci nazionali. Per questo motivo serve ribadire la necessità di istituire una politica estera unica e di difesa comune europea, che possa rendere l’UE un attore di pace capace di essere una forza stabilizzatrice in un’epoca caratterizzata sempre di più dal multilateralismo competitivo e dall’anarchia su scala globale.
La realizzazione della politica europea di difesa comune, che non può prescindere che da un suo governo politico, non potrà, perciò, che essere il perno del dibattito in vista delle elezioni europee dell’8-9 giugno. Chiediamo al Consiglio europeo di dare un segnale di consapevolezza in questo senso già nella sua prossima riunione calendarizzata per il 21-22 marzo, in cui attendiamo di sapere se verrà inserita all’ordine del giorno la discussione sulla richiesta avanzata dal Parlamento europeo di aprire la Convenzione per la riforma dei Trattati.
L’Unione europea deve essere in grado di svolgere un ruolo da vero costruttore di pace, sia sul continente europeo, per ostacolare il nazionalismo esclusivo ed escludente, sia a livello globale, al fine di farsi promotrice di un nuovo ordine internazionale non più regolato dalla violenza, ma dal diritto e dalle Istituzioni mondiali in grado di farlo rispettare.
Non aumentare ma unire: la strategia corretta sugli armamenti per garantire sicurezza all’Europa
Di fronte al disimpegno degli Stati Uniti in Ucraina, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un piano in cinque punti per riarmare l’Europa e proseguire il sostegno a Kyiv.
Se l’obiettivo è la sicurezza dell’Europa intera e unita, è fondamentale che la risposta non sia solo quella di un rafforzamento delle singole capacità nazionali, ma l’integrazione e la creazione di una vera politica di difesa comune. Non basta coordinare le forze armate nazionali, è necessaria la creazione di un esercito europeo, pronto ad affrontare le sfide di un mondo sempre più frammentato e instabile. Non serve aumentare gli armamenti, serve unire.