Il naufragio avvenuto in Grecia potrebbe restituire uno degli esiti più drammatici nella lunga serie di colpevoli tragedie nel Mediterraneo, il confine ad oggi più mortale al mondo, di cui da anni siamo tutte e tutti testimoni.
Migliaia di vite umane perse, colpevoli di aver cercato un futuro migliore di pace, democrazia, libertà e giustizia sociale. Principi che dovrebbero essere universali per ogni cittadina/o del mondo, dichiarati nelle Costituzioni nazionali e nei Trattati europei, e che vengono sistematicamente violati dai governi nazionali. Siamo stanchi di una politica ferma ai vecchi schemi, alle vecchie risposte e alle aberrazioni di un nazionalismo che avremmo voluto aver superato e che invece ancora definisce le nostre società in modo così violento. Anche l’indifferenza ne è un sintomo che ricorda il periodo più buio della nostra storia del Novecento.
Da anni avremmo dovuto prevedere una nuova azione di salvataggio continentale sul modello di Mare Nostrum; smantellare l’impianto esternalizzante in favore di una politica estera europea mirata alla salvaguardia dei diritti umani e alla stabilizzazione delle aree di vicinato; riformare il Regolamento di Dublino con la sua miope regola del primo Paese di arrivo e rivedere l’impianto della politica di immigrazione europea anche per chi arriva in Europa scappando dalla povertà. Siamo invece testimoni del rafforzamento della fortezza Europa che continua ad alzare le sue mura ignorando chi oggi muore alle sue porte.
Per superare queste contraddizioni, serve una riforma dei trattati europei in senso costituente e federale, serve definire una volta per tutte l’identità del progetto europeo come modello per un governo democratico della globalizzazione e che metta al centro la dignità della vita umana, indipendentemente dal Paese di origine, dal sesso, dall’età e dall’etnia.
Per queste ragioni, a fronte di questa ennesima tragedia, chiediamo alla società civile e ai cittadini e alle cittadine di sostenere l’apertura di una Convenzione europea e di partecipare alla campagna EurHope verso le prossime elezioni europee del 2024.
Questa Europa ha bisogno di destarsi dal torpore e dall’immobilismo. Questa Europa ha bisogno di una svolta.
Non aumentare ma unire: la strategia corretta sugli armamenti per garantire sicurezza all’Europa
Di fronte al disimpegno degli Stati Uniti in Ucraina, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un piano in cinque punti per riarmare l’Europa e proseguire il sostegno a Kyiv.
Se l’obiettivo è la sicurezza dell’Europa intera e unita, è fondamentale che la risposta non sia solo quella di un rafforzamento delle singole capacità nazionali, ma l’integrazione e la creazione di una vera politica di difesa comune. Non basta coordinare le forze armate nazionali, è necessaria la creazione di un esercito europeo, pronto ad affrontare le sfide di un mondo sempre più frammentato e instabile. Non serve aumentare gli armamenti, serve unire.