Analisi sullo stato della democrazia europea

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XXIV Congresso della Gioventù Federalista Europea,
Verona 15-16-17 Novembre 2019

Nell’ultimo decennio si è prepotentemente affermata all’interno dell’opinione pubblica la convinzione per la quale le democrazie nel mondo sono entrate in una fase di crisi. Nella quasi totalità delle ricerche nel campo accademico, questa tesi viene sostenuta da almeno due valori costanti, indipendentemente dallo Stato, o dall’insieme di essi, presi in considerazione ovvero a) la perdita, o mancanza assoluta, di fiducia che gli attori che popolano l’arena politica sono in grado di ottenere da parte della società civile; b) la mancanza di interesse e di partecipazione alla cura della cosa pubblica da parte della cittadinanza. In aggiunta, relativamente all’analisi sulle democrazie occidentali più affermate, questa teoria si conferma particolarmente efficace quando si analizza il funzionamento delle organizzazioni di tipo internazionale più sviluppate nel mondo, tra cui appunto l’Unione Europea. Contemporaneamente, viene messo in discussione non solo l’insieme valoriale sul quale i paesi occidentali fondano i loro principi, ma lo stesso paradigma delle relazioni internazionali, motivo di conflittualità tra Stati nazionali, e non solo, per conquistare la futura leadership geopolitica. Una democrazia, per essere definita di qualità, necessita che tutti i suoi elementi godano di un buono stato di salute: è necessario che il sistema istituzionale funzioni in maniera efficace ed efficiente; è fondamentale che i corpi intermedi, soprattutto i partiti politici, siamo attori in grado di produrre e stimolare il capitale sociale delle comunità presenti nella società civile; e infine, è importante che il processo democratico col quale gli elettori scelgono gli eletti rispetti alcune rigide regole per garantire rappresentanza e allo stesso tempo governabilità. L’Unione Europea, ad oggi, è un’istituzione internazionale con alcuni elementi di una federazione di Stati. Proprio per il suo carattere ‘ibrido’ non ci si può ritenere ancora soddisfatti del grado di qualità democratica della stessa; Per questo:

La Gioventù Federalista Europea,

  • Riconosce la presenza di un deficit democratico nelle istituzioni europee di tipo intergovernativo dovuto alla mancanza di trasparenza del processo di decision – making e alla strutturazione dell’agenda politica. In aggiunta, gli interessi nazionali perpetrati con forza da alcuni Stati – membri sono inoltre riconoscibili anche all’interno delle istituzioni sovranazionali, soprattutto nel PE. Questo comporta la presenza di un deficit di rappresentanza, che differisce dal cosiddetto deficit democratico in quanto, sebbene non si possa affermare che le istituzioni sovranazionali quali BCE, Commissione Europea e PE non siano democratiche, si può altresì affermare che non tutti i processi col quale viene dato un mandato politico o di policy – making soddisfino gli standard che solo delle istituzioni di tipo federale possano raggiungere;
  • Ribadisce che l’unico modo attraverso il quale l’Unione Europea possa garantire pienamente un elevato standard di qualità della democrazia è il completamento del suo processo d’ integrazione verso gli Stati Uniti d’Europa e quindi una forma di tipo federale nel quale: 1) il Parlamento Europeo, così come avviene in qualunque altro sistema di tipo democratico bicamerale, ottenga la capacità d’iniziativa legislativa e sia l’istituzione rappresentativa di tutti i popoli dell’UE; 2) il Consiglio dell’Unione Europea si trasformi in una camera alta, un Senato, dove ogni Stato – membro abbia lo stesso tipo di rappresentanza e peso politico nelle decisioni prese a maggioranza; 3) la Commissione Europea diventi l’esecutivo dell’UE e, conseguentemente, ottenga un rapporto di fiducia di tipo ‘parlamentare’ con il PE che ne garantisca un maggior livello di accountability ; 4) il Consiglio Europeo elimini la regola dell’unanimità e utilizzi solo metodo della maggioranza qualificata;
  • Rileva con positività il dibattito e le successive proposte messe in campo, soprattutto negli ultimi mesi, relativamente all’obiettivo di chiudere il gap di rappresentatività presente nell’UE. La necessità di migliorare il processo di assegnazione dei seggi del Parlamento europeo, ossia tramite dispositivi normativi ed elettorali comuni deve essere una priorità di questa legislatura. Tuttavia, allo stesso tempo;
  • Constata la mancanza di partecipazione della società civile nel processo di scelta, dei partiti europei che vi aderiscono, dei cosiddetti ‘spitzenkandidaten’. Sebbene l’introduzione di questo strumento altro non sia che una risposta alla necessità di avere un leader politico che sia riconosciuto e rappresentativo della propria fazione politica da parte della società civile, si tratta comunque dell’inserimento di uno strumento di tipo ‘presidenziale’ in un sistema parlamentare. Andrebbe, dunque, implementato questo processo attraverso una fase precedente alla nomina del candidato alla Commissione europea in sede congressuale dei partiti europei individuando dei meccanismi di partecipazione diretta degli elettori;
  • Evidenzia l’ambiguità del progetto delle ‘liste transnazionali’, vale a dire la creazione di una circoscrizione unica paneuropea che permetta ai cittadini europei di votare i parlamentari sulla base di liste che vedano al loro interno candidati provenienti da vari Stati – membri, principalmente per tre motivi:
    • La possibilità di candidare cittadini europei nelle liste di uno Stato – membro diverso da quello di provenienza è già possibile, infatti alcuni partiti europei sulla base di accordi stipulati con i partiti nazionali utilizzano già questo strumento,
    • L’introduzione delle liste transnazionali va in netto contrasto con la necessità di creare un rapporto di fiducia più diretto con l’elettorato, infatti in nessun sistema parlamentare di tipo bicamerale si utilizza una circoscrizione unica per eleggere dei rappresentanti ma si cerca di diminuire la grandezza degli stessi in modo da avere un maggior grado di rappresentatività,
    • La distinzione fra due tipologie di circoscrizioni elettorali, paneuropea da un lato e nazionale o locale dall’altro, rischia di determinare un’indebita distinzione anche tra i deputati europei che vi fossero eletti, minando la legittimità dei parlamentari che non siano eletti su base transnazionale;
  • Sottolinea la necessità che le confederazioni partitiche europee evolvano in vere e proprie federazioni partitiche che abbiano un chiaro rapporto gerarchico rispetto sia ai partiti nazionali che ai gruppi parlamentari presenti nelle istituzioni e negli organismi dell’UE e che prevedano forme concrete di partecipazione della società civile europea nella strutturazione della loro agenda politica;
  • Rileva l’importanza che riveste la corretta informazione del cittadino e la sua imparzialità, e perciò sottolinea la necessità di una tutela del processo democratico elettorale europeo da ingerenze e minacce esterne. Pertanto occorre individuare nella cybersecurity delle elezioni europee una priorità, promuovendo in maniera tale il lavoro che la Commissione Europea e il Parlamento Europeo stanno portando avanti in questo senso;

Dunque, la Gioventù Federalista Europea propone:

  1. Di sollecitare le confederazioni partitiche europee a diventare delle federazioni di partiti in modo da superare la loro debolezza dovuta: 1) all’assenza normativa di riconoscimento come attori politici chiave nella vita politica dell’UE con una conditio sine qua non di promuovere i valori fondanti dell’UE, di rispettarne i principi e di competere nelle elezioni europee, 2) alla mancanza di una sorta di gerarchia per la quale il partito europeo sia il punto di riferimento per i partiti nazionali nello sviluppo di un dialogo, che venga promosso dal basso, sull’ agenda politica europea e che sfoci nell’adozione di testi vincolanti, 3) all’impossibilità di eliminare ogni rischio di logiche intergovernative, o di promozione di interessi nazionali, all’interno del PE a causa dell’assenza di un rapporto di gerarchia verso i gruppi parlamentari, dovuta anche ad un’erronea normativa che vieta il finanziamento diretto dal partito europeo a quello nazionale;
  2. Di impegnare l’Unione Europea nella promozione e nella ricerca di un costante dialogo con tutte le forze politiche presenti nell’arena politica europea sul rispetto della rule of law e nella protezione dei principi e dei valori fondamentali su cui si basa l’Unione stessa. Si ritiene inoltre fondamentale la ricerca, o il rafforzamento, di strumenti ad hoc, consolidando la cooperazione con il Consiglio d’Europa, per sanzionare ogni attore politico, dai corpi intermedi agli Stati – membri, che violino i principi di cui sopra, senza però che vi siano conseguenze sulla comunità interessata, soprattutto di tipo economico – sociali;
  3. Di continuare ad interagire con i corpi intermedi presenti nella società civile con l’intento di stimolare e contribuire a un dibattito di ampio respiro sul futuro dell’Europa e di porsi al centro del rapporto tra cittadini e classe politica. Inoltre, si impegna ad instaurare un rapporto con tutte le forze politiche in modo da trovare una sintesi che trovi tutti gli attori d’accordo sui processi da percorrere per garantire un maggior coinvolgimento del cittadino nella vita politica dell’UE e per far sì che questo processo sia di tipo bottom – up e non Top – down come spesso invece accade;
  4. Di dare risalto alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, richiesta dal Parlamento europeo alla neoeletta Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, come pietra miliare del dialogo fra istituzioni e società civile per lo sviluppo di un’Europa coesa, unita e federale;
  5. Di istituire, al fine di rafforzare la dimensione continentale delle Elezioni Europee, una circoscrizione unica paneuropea, purché: 1) la quota dei seggi attribuiti alle liste transnazionali sia contenuto, non incidendo in maniera significativa sul numero dei seggi rimessi alle circoscrizioni diverse da quella paneuropea, 2) parallelamente i parlamenti nazionali modifichino le singole leggi elettorali attualmente previste per l’elezione del PE, garantendo la rappresentanza delle minoranze e delle comunità autonome e di confine presenti all’interno degli Stati – membri;
  6. Di promuovere un dibattito che abbia come conclusione l’introduzione di una legge elettorale europea, che sostituisca le norme e i principi comuni, attraverso l’uniformazione della procedura di elezione dei parlamentari europei che avvenga in maniera democratica e libera ogni 5 anni nello stesso giorno in tutta l’Unione europea.
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