L’ennesima tragedia avvenuta nel Mediterraneo, lunedì 6 novembre, che ha segnato la morte di almeno 50 persone in mare, rende sempre più evidente la gravità e pericolosità degli accordi istituiti da parte dell’UE e dell’Italia con la Libia. L’accaduto ha mostrato chiaramente la reiterata violazione dei diritti umani da parte della guardia costiera libica mentre ostacolava le operazioni di soccorso della Marina italiana e della ONG Sea Watch, causando di fatto la morte per annegamento delle persone ancora in mare, mentre venivano perpetrati atti di violenza sull’imbarcazione.
Le recenti constatazioni dell’ONU sulla disumanità di tali accordi, del Consiglio d’Europa sulla violazione dei diritti umani e le inchieste della CNN accompagnate da materiale audiovisivo in cui si rendono evidenti pratiche consolidate di tratta di esseri umani segnalano la gravità della situazione e la necessità di una risposta politica immediata e urgente.
Il finanziamento alla Libia, che versa in un contesto di forte instabilità politica, risulta un mero atto di esternalizzazione dei costi dell’immigrazione che non tiene conto dei principi di solidarietà e di tutela dei diritti umani su cui si fonda la stessa Unione Europea.
In questo contesto, la Gioventù Federalista Europea condanna, dunque, le politiche migratorie finora adottate da Italia e Ue e riafferma con forza l’urgente e necessario bisogno di una risposta politica sovranazionale europea che sola può assicurare una gestione lungimirante e sostenibile dell’emergenza migratoria, dando priorità alla protezione dei diritti umani:
- Nel breve termine con la ratifica delle modifiche proposte dal Parlamento Europeo al regolamento di Dublino superando il paradossale sistema di richiesta d’asilo nel primo paese di arrivo e con l’istituzione di corridoi umanitari e vie legali di accesso al continente, oggi quasi del tutto inesistenti, che pongano fine all’emergenza umanitaria durante la quale stanno morendo migliaia di persone, più di 2500 solo nel 2017.
- Nel lungo termine con un cambiamento istituzionale e costituzionale dell’UE in senso democratico e federale, che preveda una politica di bilancio a livello europeo e una politica estera unica.
Il superamento definitivo del sistema intergovernativo è quanto mai necessario per l’elaborazione di un piano sostenibile e condiviso di gestione dei flussi migratori; piano che dovrà essere incentrato su due azioni chiave:
- Un piano di sviluppo economico su scala europea, costituito da investimenti a livello sovranazionale che aiutino a contrastare le disuguaglianze che attraversano il continente e a creare meccanismi comuni per un più facile inserimento nel mercato del lavoro;
- Un piano di sviluppo per l’Africa che non consista nel mero controllo dei flussi migratori, ma volto a favorire la cooperazione e la pace tra Paesi africani e un investimento nelle infrastrutture, per l’accesso all’acqua, per garantire l’uso dell’elettricità e delle energie pulite.
In un presente in cui la morte diviene cronaca quotidiana ei diritti umani vengono costantemente violati, le risposte politiche nazionali si mostrano ancora una volta inadeguate e pericolose. Per questo, oggi, non è più possibile rimanere in silenzio. Ci rivolgiamo, dunque, a tutta la società civile e alle istituzioni per prendere al più presto delle posizioni politiche e misure in netta controtendenza, nel pieno rispetto dei diritti umani e del principio di solidarietà che dovrebbe essere fondamento dell’Unione Europea.